I nipponici in Italia
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<div id="attachment_253257" style="width: 262px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-253257" class="size-medium wp-image-253257" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2023/02/naka-e-naka-252x300.jpeg" alt="" width="252" height="300" /><p id="caption-attachment-253257" class="wp-caption-text">I nipponici in Italia</p></div>
<h2>Il calcio in Italia nei primi anni del 2000 vanta una vasta gamma di campioni e tra questi ci sono due icone del calcio giapponese: Nakata e Nakamura</h2>
<p>Indubbiamente, se dovessimo puntare la lente di ingrandimento in quel periodo storico del calcio in <strong><a href="https://www.figc.it/it/home/">Italia</a> </strong>ci vengono in mente<strong> fenomeni</strong> del calibro di Maldini, Ronaldo o Zidane.</p>
<p>Ma quei campionati erano ben più competitivi rispetto a questo range ristretto di fenomeni, poiché anche le squadre identificabili come<strong> &#8220;provinciali&#8221;</strong> vantavano campioni e organici di spessore notevole.</p>
<p>In questa ampia categoria di calciatori e squadre, si ritagliano uno spazio molto importante <strong>due calciatori</strong> che con le loro giocate hanno affascinato le loro piazze e quelle di tutta <a href="https://www.calciostyle.it/notizie/lurlo-italiano-del-1982">Italia</a>, direttamente <strong>dal Sol Levante. </strong></p>
<p>Il primo è <strong>Shunsuke Nakamura</strong>, approdato in Italia nel 2022, in riva allo Stretto di Messina sponda Reggio Calabria, dopo le prime esperienze in Giappone.</p>
<p>Un calciatore il giapponese che fece del suo terribile <strong>mancino</strong> e della sua innata <strong>intelligenza calcistica</strong> le sue armi migliori, nonostante non fosse rapidissimo.</p>
<p><strong>Nakamura</strong> si presenta ai suoi tifosi con 3 goal in 4 partite, facendo centro dal dischetto con Como e Inter, per poi segnare una magnifica punizione sotto gli occhi di un calciatore che di punizione se ne intendeva, ovvero il &#8220;Divin Codino&#8221; <strong>Roberto Baggio.</strong></p>
<p>Aldilà delle prestazioni calcistiche, il nipponico divenne anche un fattore extra-campo, in quanto la società amaranto ne giovò a livello di <strong>marketing</strong>, con tournée in Giappone e tifosi da tutto il Sol Levante.</p>
<p>Nonostante la presenza in rosa di un calciatore di tale portata, la <strong>Reggina</strong> raggiungerà la salvezza per il rotto della cuffia a Bergamo, imponendosi per 2-1 contro l&#8217;Atalanta.</p>
<p>La sua esperienza italiana si concluderà nel 2005 con il trasferimento al <strong>Celtic</strong>, con un bottino di 11 goal in 81 partite, condito da giocate di spessore internazionale.</p>
<p>Il secondo calciatore in questione è invece <strong>Hidetoshi Nakata</strong>, che a differenza di Nakamura ha vestito più casacche in Italia: Perugia, Roma, Parma, Bologna e Fiorentina.</p>
<p>Approda in Italia tre anni prima rispetto al già citato connazionale, <strong>nel 1999</strong>, al Perugia, con 12 goal in 47 partite prima di trasferirsi alla Roma nel 2000/2001, e sarà l&#8217;esperienza più vincente in carriera.</p>
<p>Infatti nella Capitale si renderà <strong>protagonista nell&#8217;anno dello scudetto</strong>, dove nelle prime 30 partite vanterà solo 4 presenze a causa della regola, ormai non più in vigore, secondo la quale potevano essere schierati massimo 3 extracomunitari, slot occupati dagli insostituibili Samuel, Cafu e Batistuta.</p>
<p>Se aggiungessimo la presenza di Totti nel ruolo del giapponese, abbiamo un quadro molto affollato. Eppure nelle ultime 8 partite <strong>Nakata</strong> si ritaglia spazio, fornendo prestazioni decisive per la vittoria del torneo, specie contro l&#8217;Udinese e l&#8217;Atalanta.</p>
<p>L&#8217;altro successo di Nakata in Italia è invece a <strong>Parma,</strong> dove nella stagione 2001-2002 vince la <strong>Coppa Italia. </strong></p>
<p>Due calciatori molto umili quindi, mai fuori posto né eccessivi nelle loro esultanze, provenienti dalla cultura del Sol Levante e idoli nel loro paese. Due centrocampisti offensivi poco dediti alla corsa, ma che facevano correre cervello e piedi come pochi, e con una<strong> qualità immensa.</strong></p>
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