Giuseppe Marotta
<p><strong>Al Merger &; Acquisition Summit de Il Sole 24 Ore, il presidente dell&#8217;Inter Giuseppe <a href="https://www.calciostyle.it/serie-a/inter-marotta-alla-juve-ho-appreso-limportanza-dellidentita-e-della-vittoria-principi-che-ho-trasferito-qui">Marotta</a> ha fatto il punto sul calcio italiano.</strong></p>
<p><strong>Giuseppe Marotta</strong>, presidente dell’<strong>Inter</strong>, ha sottolineato l’evoluzione del calcio sia dal punto di vista sportivo che societario, evidenziando il ruolo cruciale delle proprietà straniere nel garantire la sostenibilità economica. Intervenuto al <em>Merger &; Acquisition Summit</em> de <em>Il Sole 24 Ore</em>, ha ricordato come nel 2011 tutte le squadre fossero italiane, mentre oggi otto club sono americani e undici stranieri, segno di un cambiamento nel modello gestionale.</p>
<p>Marotta ha criticato il vecchio sistema basato sul mecenatismo, in cui i proprietari coprivano le perdite senza un’attenzione reale ai bilanci. Oggi, invece, gli investitori puntano sulla sostenibilità e sulla gestione efficiente, come dimostrato dal fondo <em>Oaktree</em>, che supporta l’Inter con discrezione e intelligenza.</p>
<p>Ha poi affrontato il tema degli stadi, denunciando le difficoltà burocratiche in Italia rispetto al resto d’Europa, dove negli ultimi dieci anni sono stati costruiti 153 impianti, contro i soli tre italiani. Nonostante gli ostacoli, Inter e <strong>Milan</strong> restano pronte a investire in un nuovo stadio.</p>
<p>Sul piano sportivo, Marotta ha ribadito l’importanza di affrontare al meglio le competizioni in corso: <em>Champions League</em>, campionato e il futuro <a href="xhttps://www.fifa.com/it/tournaments/mens/club-world-cup/usa-2025/articles/mondiale-per-club-fifa-25-tutto-quello-che-bisogna-sapere"><em>Mondiale per Club</em></a>. Ha evidenziato il divario economico con gli altri campionati, in particolare sui diritti TV e i ricavi da matchday, sottolineando che il nuovo stadio è essenziale per la crescita del club e per offrire ai tifosi un’esperienza all’altezza delle grandi realtà europee.</p>
<h2>Inter, le parole di Marotta</h2>
<h3>Sull&#8217;evoluzione del calcio</h3>
<p>“Ho visto una evoluzione dal punto di vista calcistico ma anche dal punto di vista delle proprietà. È un mondo che si è evoluto ed è cambiato radicalmente, non solo negli aspetti sportivi che rappresentano il core business ma è cambiata proprio nell’ambito aziendale. Oggi fortunatamente sono arrivate le proprietà straniere: immaginiamo se non ci fossero state <strong>Zhang</strong> e Oaktree e il fondo <em>Elliott</em> a Milano, saremmo stati in grandissime difficoltà”. Lo ha detto il presidente dell’Inter Giuseppe Marotta, intervenendo alla quinta edizione del Merger &; Acquisition Summit organizzato da Il Sole 24 Ore.</p>
<h3>Sulle proprietà straniere del mondo del calcio</h3>
<p>“Le proprietà americane sono otto, quelle straniere sono undici, mentre nel 2011 erano tutte italiane. Evidentemente abbiamo risentito di una situazione di involuzione nel mondo imprenditoriale italiano. Prima c’era un modello di mecenatismo, come <strong>Giovanni Borghi</strong> a Varese tra basket e calcio. Qual è la differenza? Allora non c’erano cfo e ceo, allora c’era il ragioniere. A fine stagione il commendatore andava dal ragioniere, ‘quanto abbiamo perso?’ e ripianavano , dando più importanza al risultato sportivo che all’aspetto bilancistico”.</p>
<h3>Sulla sostenibilità economica</h3>
<p>“Oggi meno male siamo in una situazione diversa, anche per una questione etica. Nel calcio oggi girano tanti soldi, i calciatori guadagnano tanto e dovrebbero darsi una ridimensionata. Oggi c’è un fondo di investimento che non viene in Italia per dispensare soldi ma fa della sostenibilità l’obiettivo principale. Ho una relazione con un fondo che, devo fargli i complimenti, è arrivato in punta di piedi, garantendo sostenibilità immediatamente ma è presente in maniera silenziosa che fa lavorare bene il management. Hanno confermato tutta l’area sportiva, con un approccio di intelligenza. Ci relazioniamo quotidianamente con una loro presenza continua nel confronto sull’aspetto gestionale, finanziario e amministrativo. Oggi inoltre siamo davanti a due società che stanno seguendo un percorso importante come la creazione di uno stadio”.</p>
<h3>Sulle deleghe</h3>
<p>“Mi hanno lasciato tutte le deleghe? A Torino ho avuto modo di conoscere forse il più grande manager del dopoguerrra, <strong>Sergio Marchionne</strong>. Diceva che un top manager ha due diritti, scegliere i valori dell’azienda e scegliere le persone con cui lavorare. Devo dire che Oaktree si sta comportando così, in ambito delle deleghe il confronto con loro è quotidiano soprattutto quando ci sono decisioni importanti, ma dare deleghe significa anche dare responsabilità. A volte vedo che i giovani fanno fatica a decidere. Ho sempre avuto la delega di poter decidere, è un presupposto fondamentale per lavorare: non potrei mai lavorare senza avere le deleghe”.</p>
<h3>Sulle lungaggini burocratiche per costruire stadi</h3>
<p>“Negli ultimi 10 anni 153 stadi in Europa di cui tre in Italia. L’iter burocratico è complicato nel nostro Paese. Il giorno dopo che abbiamo depositato la proposta d’acquisto, c’è stato un esposto alla Procura che si è giustamente mossa. Ci troviamo davanti a diverse situazioni che sono lontane dall’investimento vero e proprio. Inter e Milan sono disponibili a investire in maniera pesante nonostante l’Italia sia l’unico Paese in cui non c’è un aiuto da parte dello Stato. Sono scettico più che altro sull’iter, ci sono tempi da rispettare perché gli investitori possono aspettare ma non più di tanto”.</p>
<h3>Sugli impegni dell&#8217;Inter</h3>
<p>“Come presidente l’importante è essere presenti al momento giusto. Oggi ci siamo, siamo su tre competizioni e a giugno ne inizierà un’altra nuova come il Mondiale per Club. Il primo inizia domani con la semifinale d’andata col Milan, poi c’è il campionato con tre punti di vantaggio che sono nulla e poi la Champions col <strong>Bayern</strong>. La proprietà non ha stravolto una squadra vincente e siamo andati avanti nel nostro percorso virtuoso quindi siamo posizionati bene. Cercheremo di affrontare tutto nel migliore dei modi, ma un primo obiettivo di carattere economico lo abbiamo raggiunto visto che la partecipazione a questi tornei ci garantisce una certa tranquillità”.</p>
<h3>Sui ricavi legati alle competizioni</h3>
<p>“Noi abbiamo fatto 10 partite di Champions League con circa 100 milioni. Nella migliore delle ipotesi vincendo lo scudetto circa 95 milioni con 38 partite. Oggi bisogna trovare armonia tra sistema italiano e sistema mondiale. Questa è la grande difficoltà, ma va trovata una quadra con armonia e senza polemiche. Oggi il gap in negativo rispetto all’Europa è quello sui diritti tv, il secondo è legato ai ricavi da matchday, dove le nostre competitor ci distanziano di 60/70 milioni. Da qui nasce la volontà del nuovo stadio, dare un asset alla società ma anche per dare il contenitore che i tifosi meritano”.</p>
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Aggiornato al 01/04/2025 14:53
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