<p>Purtroppo tocca anche ai migliori: <strong>Mario Corso</strong>, storico giocatore dell&#8217;Inter di <strong>Herrera</strong>, ci ha lasciati proprio oggi, dopo qualche giorno di ricovero ospedaliero. Nato nel <strong>1941</strong> a <strong>Verona</strong>, ebbe un ruolo da attore protagonista nei nerazzurri che, negli anni &#8217;60, dominarono la scena calcistica italiana ed europea. Di quel gruppo era sicuramente il più dotato tecnicamente, cosa che gli permetteva di evitare di correre incessantemente, cosa che l&#8217;allenatore spagnolo esigeva da tutti, ma su di lui chiudeva un occhio, visto che era anche il solo capace di risolvere la partita con una singola giocata.</p>
<h2>Mario Corso: il futuro del centrocampo!</h2>
<p><strong>Mario Corso</strong> come ruolo, in modo molto riduttivo, era etichettato come <strong>ala sinistra</strong>. Ma in realtà il termine per definirlo arrivò solo anni più tardi. La sua posizione in campo era quella di un<strong> moderno</strong> <strong>trequartista</strong>, capace di agire su tutto il fronte offensivo. Soprannominato &#8220;<strong>il mancino di Dio</strong>&#8221; in seguito alla rete segnata alla selezione israeliana nel <strong>1961</strong>, gli almanacchi lo ricordano anche per esser stato l&#8217;inventore della punizione &#8220;<strong>a foglia morta</strong>&#8220;, che puntualmente spiazzava i portieri con traiettorie mai disegnate prima sul rettangolo verde. Spese quasi tutta la sua carriera in Lombardia, dove vi rimase dal <strong>1957</strong> al <strong>1973</strong>, anno in cui firmò col <strong>Genoa</strong>, per poi<strong> ritirarsi due anni dopo</strong>. Con i meneghini ha segnato <strong>95 reti</strong> in <strong>più di 500 presenze</strong>, ma le sue giocate, gli assist ai compagni e le pennellate che incantavano pubblico ed avversari non si possono calcolare. L&#8217;<strong>Inter</strong>, impegnato nei prossimi giorni contro la <strong>Sampdoria</strong>, scenderà in campo con il<strong> lutto al braccio</strong>, oltre che osservare<strong> un minuto di raccoglimento</strong>, per la scomparsa di quello che può essere definito, in modo unanime, <strong>un campione sia dentro che fuori dal campo</strong>. Ciao Mario.</p>
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