In casa Fiorentina il post mercato è rovente: l’addio tormentato di Chiesa e qualche obiettivo non portato a termine ha lasciato qualche strascico nell’ambiente gigliato non solo nella tifoseria. Ieri c’è stata la classica conferenza stampa di casa viola da parte del direttore sportivo Pradè per spiegare almeno in parte ciò che è accaduto in questa sessione estiva di trattative. Da parte del direttore romano orgoglio per il lavoro portato a termine, amarezza per come è andata la vicenda Chiesa, non tanto per l’operazione, ritenuta ottima, ma per l’atteggiamento della famiglia nei confronti della proprietà, e qualche dichirazione, per noi preoccupante, sul futuro tecnico della squadra.

La vicenda Chiesa

Pradè da parte sua è stato chiaro: Chiesa è un’operazione che andava fatta prima possibile e che, a suo parere, andava conclusa già lo scorso anno. Un giocatore, una famiglia, perché il papà Enrico è stato il primo consigliere in tal senso, che non ha mai preso neanche minimamente in considerazione la possibilità di restare, di valutare una proposta di rinnovo. Queste le parole del ds: “Ci siamo tolti un peso, era diventata una telenovela. Tante volte ho detto ai Commisso che era giusto fare questa operazione, ma non c’erano i presupposti per tenerlo soprattutto perché il padre ci considerava sempre un veicolo per arrivare ad altre situazioni. A livello economico era l’unico modo per farlo e bisogna essere creativi. Solo tre grandi operazioni in serie a proprio per questo. Due club inglesi ci avevano fatte offerte ma lui voleva restare in Italia. Operazione di 60 milioni ottimi, l’unico input era cifre congrue e rinnovo come voluto da Rocco per tre anni. Abbiamo provato a trattenerlo, certo, fino all’ultimo. Se c’è un 5 per cento ci provi ma dall’altra parte non c’era neanche il 5 per cento. Dal punto di vista affettivo la famiglia Commisso si aspettava di più da Federico, perché il presidente ragiona di pancia e di cuore ancora. Loro l’hanno accusata perché hanno sempre dato affetto”.

Dubbi sul futuro tecnico della squadra viola

Commisso da tempo ha fatto giustamente del Centro Sportivo, oramai definito, e della vicenda stadio il proprio cavallo di battaglia: senza questi assett immobiliari che possano far crescere strutturalmente e commercialmente la Fiorentina, le possibilità d’investimento saranno limitate. Il rischio è che la squadra, come sta succedendo, perda l’appeal per attirare i giocatori e trattenere chi c’è: i giocatori forti non ci vengono e quelli che la Fiorentina ha in casa, nonostante il babbo ricco, vogliono andarsene. La possibilità che Chiesa sia solo il primo della lista è alto. Ieri Pradè ha detto che Milenkovic e Pezzella difficilmente rinnoveranno, anche la Proprietà ci proverà e che anche loro se fossero arrivate le offerte giuste sarebbero partiti. Cosa succede rispetto all’entusiasmante arrivo di Commisso? Solo un anno è trascorso e già i giocatori fremono per andar via? Gennaio è dietro la porta ci saranno già nuovi tormentoni? Commisso non ha la forza per dimostrare la bontà delle sue idee e dare un solidità tecnica alla squadra trattenendo i giocatori determinanti? Se la situazione è questa il rischio di vivacchiare sarà continuo in casa viola, perché dopo i difensori potrebbe essere la volta di Castrovilli o Vlahovic, senza contare che il prossimo anno Ribery se ne andrà al termine del secondo anno del contratto.