CLAUDIO RANIERI COMMOSSO OSSERVA LA COREOGRAFIA DELLA CURVA SUD ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
<p><strong>Doni, ex portiere della Roma, si è raccontato in un&#8217;intervista rilasciata per La Gazzetta dello Sport, dove ripercorre gli anni vissuti nella capitale</strong></p>
<h2>Doni, la <a href="http://asroma.com/it">Roma</a>, Totti e Ranieri</h2>
<p><img class="size-full wp-image-438198" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/03/Depositphotos_123205492_S-e1741081638584.jpg" alt="Julio Sergio, Fiore" width="1000" height="600" /></p>
<p>Alexander <strong>Doni</strong> è stato il portiere dei capitolini dal 2005 al 2011, con 150 presenze tra i pali. Ora il brasiliano vive in Florida ed è a capo della <em>&#8220;D32 Invest&#8221;</em>. 32, come il numero che portava sulla schiena. L&#8217;azienda si occupa di case, palazzi e centri commerciali sul territorio statunitense, e nel frattempo Doni gira il mondo. Ma quando ritorna sul suo periodo in Italia, si illuminano gli occhi ed è il cuore a parlare.</p>
<p><em> “Dopo il calcio ho studiato tanto e ho aperto una serie di attività. Vivo in Florida dal 2017 ma giro in tutto il mondo. Ho anche un centro sportivo legato alla scuola calcio della Roma, una palestra, un’agenzia di gestione di atleti e tante attività nel settore immobiliare. Abbiamo costruito più di tremila case. In più, ho pure aperto un parco divertimenti con il mio ex compagno Fabio Simplicio&#8221;.</em></p>
<p><strong> Si diceva che lo scorso anno è stato vicino a comprare il Brescia. Quanto c’è di vero?<em> </em></strong><em>“Sì, la trattativa era stata avviata. Io facevo parte di un gruppo d’investimento e l’idea mi piaceva molto. Ma ci sono state un po’ di dinamiche interne che ci hanno portato a non concludere l’affare. Peccato”. </em></p>
<p><strong>Avete in programma di acquistare altre società? </strong><em>“Con il fondo ho negoziato l’acquisizione di club in Portogallo, Brasile e Italia. Alcuni affari sono andati bene, speriamo ci sia occasione di farne altri in futuro. Magari proprio nel vostro paese…”. </em></p>
<p><strong>Passiamo ai ricordi. Se nomino Roma le cambia lo sguardo. Ci ha lasciato il cuore? </strong><em>“La considero casa. Mi sono innamorato della città non appena ho visto il Colosseo. Poi la Roma, i tifosi, l’Olimpico. Un sogno”.</em></p>
<p><strong>Spalletti la buttò dentro per la prima volta in un derby. Un battesimo di fuoco. <em> </em></strong><em>“Era il 23 ottobre 2005, pareggiamo 1-1. Io non avevo mai giocato prima in campionato, fu incredibile esordire in una partita così. Avevo 26 anni, mi passò davanti tutto il percorso fatto fino a quel momento”. </em></p>
<p><strong> Con <a href="https://www.calciostyle.it/serie-a/juventus-spalletti-yildiz-ci-ha-aiutato-ma-deve-aumentare-il-contributo-la-storia-con-napoli-restera-per-sempre">Spalletti</a> poi c’è stato un bel feeling. È stato il migliore mai avuto? </strong><em>“Si. Un genio. Luciano è una persona vera, diretta. Ti dice le cose in faccia. Poi era meglio non farlo arrabbiare, poteva pure prenderti a schiaffi. Quando urlava faceva tremare i muri di Trigoria…”. </em></p>
<p><strong>Vi siete divertiti in quegli anni, però… </strong><em>“Eccome. Avevamo un super gruppo, composto da tanti brasiliani. Ci sentiamo ancora spesso, sono amicizie che ti porti per la vita. In spogliatoio ogni giorno ne succedeva una. Quanto abbiamo riso con Totti e De Rossi”. </em></p>
<p><strong>Un aneddoto col capitano? </strong>“<em>Francesco era un fenomeno, in campo e fuori. Era sufficiente uno sguardo per infonderci sicurezza. È un brasiliano mancato, ha colpi che ho visto fare solo a Ronaldinho e Kakà, con cui ho giocato in nazionale. Poi, però, uscivamo ed era uno show continuo. Una sera offrì mille euro a un cameriere per passare vicino ai tavoli, saltare in piscina in mutande e urlare come Tarzan battendosi il petto. Ancora mi viene da ridere se ci penso”. </em></p>
<p><strong>Dal punto di vista personale, invece, a Roma ha subito un ambiente particolare… </strong><em>“È una piazza stupenda, che ha però spigolature e difetti. Per esempio, le radio. Negli anni ho sentito tante cose non vere su di me: dicevano che causavo problemi in spogliatoio, che volevo andare via, che non ero un professionista serio. Tutte cazzate. Per fortuna potevo contare su un gruppo squadra stupendo che mi ha sempre sostenuto. Lo disse anche De Rossi in un’intervista. Chiese di smetterla di inventarsi storie false…”. </em></p>
<p><strong>Anche su Ranieri se ne sono lette tante… </strong><em>“Preferisco non parlarne, non ho tanto da dire. Per me quella fu una stagione complicata, giocai poco. Io e il mister, però, non abbiamo mai avuto rapporto”. </em></p>
<p><strong>Le fece pagare l’aver accettato una convocazione in nazionale, quando secondo lui sarebbe dovuto restare a Trigoria per curarsi? </strong><em>“Io stavo bene e non mi sentivo di rinunciare alla chiamata della nazionale: in estate c’era il Mondiale. Sono tornato e nessuno mi ha più considerato. Facevo il quarto portiere, mi allenavo a parte. Non mi è stata mai data una spiegazione”. </em></p>
<p><strong>È vero che fu vicino alla Juventus? </strong><em>“Sì, due volte. Una dopo il primo anno in Italia, un’altra dopo la mia esperienza al Liverpool. I bianconeri cercavano un vice Buffon, sarei lì andato a giocarmi il posto. Nel 2006 mi voleva anche il Barcellona di Eto’o e Messi. Ero uno dei portieri del Brasile, ci sta che mi cercassero le grandi europee. Io, però, volevo giocare sempre e a Roma stavo davvero bene”. </em></p>
<p><strong>Le capita di tornare? </strong><em>“Meno di quanto vorrei. Mio fratello Joao vive lì e anche mia sorella. Tornerei per mangiare una carbonara fatta come si deve. Sono legatissimo alla città e alla gente, ho ricordi fantastici”. </em></p>
<p><strong>Che rapporto ha col calcio oggi? Lei fu costretto a smettere per un problema al cuore. </strong><em>“Con il passare del tempo è cambiato. Io sono stato costretto a smettere per un problema al cuore: arresto cardiaco e ho rischiato la vita. Poi ho ripreso a giocare col Botafogo nel 2014, ma dopo una stagione mi sono dovuto fermare di nuovo. È stato terribile. Ricordo che per un po’ di tempo avevo proprio il rifiuto: non guardavo nessuna partita, anzi appena vedevo il calcio in tv cambiavo canale. Oggi non seguo tanto, ma sarò sempre un tifoso giallorosso”. </em></p>
<p><strong>Tornerebbe nel calcio? </strong><em>“Nella vita mai dire mai. Magari lo farò da investitore, chi lo sa…”. </em>Questa l&#8217;intervista di Doni a <em>La Gazzetta dello Sport</em></p>
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Aggiornato al 09/12/2025 11:58
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