DANIELE DE ROSSI SALUTA I TIFOSI DELLA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
<p><strong>L&#8217;ex allenatore della Roma Daniele <a href="https://www.calciostyle.it/serie-a/roma-caressa-de-rossi">De Rossi</a> ha rilasciato delle dichiarazioni in occasione dell&#8217;evento &#8216;Sport Talk Industry&#8217;, relative a diversi temi.</strong></p>
<p>L&#8217;ex calciatore e tecnico di <strong>Spal</strong> e <strong>Roma</strong> <strong>Daniele De Rossi</strong> ha rilasciato delle dichiarazioni in occasione della sesta edizione dello <em>&#8216;Sport Talk Industry</em>, relative a diverse tematiche legate al club giallorosso e non solo.</p>
<h2>Le parole di De Rossi</h2>
<p><img class="size-full wp-image-375154" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/09/de-rossi-pensieroso-1.jpg" alt="De Rossi" width="1000" height="600" /></p>
<p>Di seguito le dichiarazioni rilasciate dall&#8217;ex allenatore della <a href="https://www.asroma.com/it">Roma</a> Daniele De Rossi in occasione della sesta edizione dello &#8216;Sport Talk Industry&#8217;.</p>
<p>&#8220;Dico sempre quello che penso, noi interpreti del calcio dobbiamo avere la capacità di cambiare. Ci stiamo avvicinando al mondo del tennis per la faccia di chi sta vincendo, così come i suoi compagni. Facce pulite e giovani che lottano per il nostro paese. Il mondo del calcio essendo così tanto popolare ha una serie di interessi che vengono tirati dal tifo.</p>
<p>Ciò che importa è l’interesse della squadra, così funziona il calcio. Siamo tutti attratti dal tornaconto economico. La normalità è sottovalutata al giorno d’oggi, è difficile giocare semplice: mi viene da citare <strong>Rodri</strong> che ha vinto il Pallone d’Oro, lui gioca semplice ma farlo come fa lui prevede mille pensieri quando non viene inquadrato.</p>
<p>Il calcio è uno sport semplice e ti avvicina alla gente, ma fare le cose semplici è difficile. Tutti gli allenatori vogliono emulare chi sembra geniale come <strong>Guardiola</strong>, questo però toglie il pallone dai piedi dei ragazzini per fare un’ora di tattica.</p>
<p><strong>E ancora in un altro passaggio:</strong></p>
<p>&#8220;Il ragazzino deve fare uno contro uno, giocare e divertirsi. Poi crescendo si deve fare un lavoro diverso, tutti gli sport stanno cambiando e si va verso una importante fisicità. Il calcio va sempre verso quei calciatori di gamba. Per chi tifa avere qualcosa in cui rivedersi dentro la propria squadra è importante.</p>
<p>Quando <strong>Sinner</strong> vince siamo tutti contenti, ma quando lo fa in <strong>Davis</strong> siamo ancora più contenti. Ha un sapore particolare vedere un giocatore proseguire tutta la sua carriera con la stessa maglia. Ogni tanto a chiunque viene il pensiero di staccarsi, ma poi questo sentimento forte ti lega alla maglia.</p>
<p>Non solo la vittoria rende felici, rende belli, intelligenti e credibili. Forse il più grande allenatore in Italia negli ultimi 15 anni è <strong>Gasperini</strong> che ha cambiato la vita di una società e di una città. Era una squadra che faceva l’ascensore e adesso è una big del calcio italiano.</p>
<p>Adesso però che ha vinto l’<em>Europa League</em> è più affascinante, ma vincere un trofeo non cambia il tuo percorso. La finale la puoi vincere come ha fatto l<strong>’Atalanta</strong> ma la puoi perdere anche per un rigore sbagliato.</p>
<p>Anche <strong>Spalletti</strong> che è un allenatore gigante dopo che ha vinto lo scudetto a <strong>Napoli</strong> viene ascoltato in maniera diversa. Per me la vittoria non è fondamentale, ma sento che chi vince ha più peso a livello di attenzione&#8221;.</p>
<p><strong>Sulla leadership avuta alla Roma da Totti:</strong></p>
<p>&#8220;Il giocatore più forte e più affascinante è <strong>Francesco</strong>, ci ho giocato tanti anni insieme. Aveva questa luce che si portava dietro, questa leadership anche silenziosa.</p>
<p>Parlava con i gesti, l’ho vissuto anche da tifoso come adolescente. Da avversario mi affascinava <strong>Zidane</strong>, era proprio bello da vedere e fortissimo, sia fisicamente che tecnicamente.</p>
<p>Il più difficile da affrontare per me è stato <strong>Seedorf</strong>, marcavo grandi giocatori con grande facilità, ma con Seedorf affrontavo un giocatore più forte fisicamente, più forte tecnicamente e più rapido nelle scelte.</p>
<p>Per allenare una squadra si può parlare di doti tecniche e di conoscenze calcistiche che servono, ma a me sta aiutando una cosa che avevo anche da calciatore ovvero l’altruismo. A me piaceva aiutare i compagni, serve altruismo dentro uno spogliatoio con 30 giocatori&#8221;.</p>
<p><strong>E infine sui suoi primi passi da allenatore:</strong></p>
<p>&#8220;Nel primo spogliatoio alla <strong>SPAL</strong> mi vedevano come un oggetto non identificato e dovevo fargli capire che ero al loro servizio.</p>
<p>Alla Roma sono entrato come una bandiera del club e venivo visto quasi come amico da alcuni giocatori, devi trovare le giuste misure ed è importante anche lo staff. La parte mentale e la gestione del gruppo è molto importante, poi ci vogliono le conoscenze calcistiche. Se non hai conoscenze i calciatori ti battezzano subito”.</p>
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Aggiornato al 27/11/2024 12:21
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