<p><strong>Milan, ha di che gioire il tecnico Stefano Pioli in seguito alla prestazione dei rossoneri ieri pomeriggio contro la Lazio. Un successo schiacciante che porta il club a candidarsi come una vera e propria pretendente al tricolore. A voi il mio editoriale.</strong></p>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-76020" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2020/06/MIlan-Il-punto-di-Mauro-Vigna.png" alt="" width="800" height="400" /></p>
<p>Milan, quando la rondine fa primavera. Sono ancora favorevolmente impressionato dalla vittoria di ieri pomeriggio contro la <strong>Lazio</strong> per 2-0. Un risultato giusto, forse bugiardo per via del rigore calciato contro i legni da <strong>Franck Kessie</strong>, ma che ha dimostrato uno <a href="http://www.milan.it">strapotere</a> territoriale, fisico e mentale degli undici ben guidati da <strong>Stefano Pioli</strong>. Annientato il Sarrismo, avanti lancia in resta con il <em>Piolismo</em>, neologismo non creato ieri, ma che ha sempre il suo appeal.</p>
<p>E voglio iniziare la mia disamina proprio dal tecnico rossonero, probabilmente uno dei più snobbati della nostra Serie A, un tecnico non capace a vincere, si diceva. Appunto, si diceva. La squadra di Pioli oltre a vincere, <strong>sa convincere </strong>con un gioco talmente corale ed efficace tale da annientare ogni velleità avversaria, un Milan capace di pressare alto ed andare a togliere palloni con una tale aggressività da rimanere impietriti. Si chiama fame, fame di vittorie. Quella che probabilmente, ad esempio, la <strong>Juventus </strong>non ha più.</p>
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<h2>Milan, uno scudetto alla portata</h2>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-158883" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2021/09/zlata.jpg" alt="Milan" width="990" height="495" /></p>
<p>Non voglio nascondermi dietro una mano, nè tantomeno stiamo scoprendo l&#8217;acqua calda nell&#8217;affermare che <strong>l&#8217;attuale Milan è da scudetto</strong>. Lo ha dimostrato durante la scorsa stagione, gli uomini di Pioli possono giocarsela contro chiunque senza alcun timore reverenziale. Quello che più è mancato lo scorso anno è proprio stata la fortuna ed una rosa adeguata, troppi gli infortuni a fronte di poco ricambio. Giocare forzatamente sempre con gli stessi, o con una formazione comunque rabberciata, non ha fatto altro che togliere valore alla squadra, era inevitabile e soprattutto impossibile mantenere i ritmi serrati del girone d&#8217;andata quando per lungo tempo i rossoneri hanno visto le altre squadre dall&#8217;alto verso il basso.</p>
<p>Ora i ricambi ci sono, in ogni reparto il tecnico può contare su validi rinforzi, da <strong>Florenzi </strong>a <strong>Ballo-Tourè </strong>per le fasce, da <strong>Bakayoko </strong>a <strong>Tonali </strong>per la mediana, da <strong>Messias </strong>per la trequarti fino ad arrivare alle soluzioni offensive che annoverano, oltre al <strong>sempiterno Zlatan Ibrahimovic</strong>, anche <strong>Giroud </strong>e <strong>Pellegri</strong>. Senza contare all&#8217;esplosione di <strong>Leao</strong>, tocchiamo ferro, e ad <strong>Ante Rebic</strong>, un giocatore che proprio male non fa. Il Milan <strong>ha acquistato personalità</strong>, i giocatori si conoscono e di conseguenza giocano quasi a memoria. I giovani stanno esplodendo, si è sempre detto di dare loro tempo, ecco che stanno ripagando le fruttuose scelte intraprese a partire dallo scorso anno.</p>
<p>E poi c&#8217;è lui, <strong>Zlatan Ibrahimovic</strong>. Lo svedese ha saputo instillare in ogni giocatore gocce di personalità, carisma e coscienza nei propri mezzi che nessuno, fino ad ora, aveva saputo fare. Un costante e continuo rullo compressore in allenamento, dentro le mura di Milanello, sempre ed ovunque pur di fare crescere questi giovani di cui si sente orgogliosamente padre e che vuole portare lontano, più in alto possibile. <strong>Sì, questo Milan è da scudetto</strong>.</p>
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