Agnelli furioso

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli, intervistato da Tutti Convocati su Radio24, ha dato il suo pensiero in merito all’emergenza Coronavirus e al turno di campionato a porte chiuse. Queste le sue parole :”Credo che in questo momento la priorità sia la salute pubblica, questa deve essere la cosa più importante per il paese. Difficile sospendere il campionato, abbiamo un campionato estremamente intasato, figlio di decisioni precedenti. Se si sgarra per un qualsiasi motivo, recuperare una partita diventa estremamente complicato.[…]Le porte chiuse nell’interesse generale è la scelta giusta.”

La sua intervista completa:

Su Juve-Inter: “Juve-Inter? In questo momento, quella che deve essere la priorità per il sistema paese è la tutela della salute pubblica, partendo da questo presupposto è evidente che c’è un dialogo con i vari portatori d’interesse, quello che deve prevalere e che noi appoggeremo sempre è qualsiasi determinazione che venga assunta deve essere fatto nella tutela della salute pubblica. Il dibattito può essere aperto, l’interruzione del sistema sportivo è difficile. C’è un calendario estremamente intasato figlio di decisioni prese precedentemente, iniziare il campionato tardi, non giocare durante la pausa natalizia fa si che se si sgarra per qualsiasi motivo, recuperare diventa estremamente complicato. Nel caso specifico deve prevalere l’interesse della salute pubblica. Se così disporranno gli enti preposti, questo noi faremo”.

Uno stadio diverso: “Organizzare una partita come Juventus-Inter in uno stadio diverso da quello che è ipotizzato è estremamente complicato. In quest’ottica ancorché dispiaccia per lo spettacolo in sé e quello televisivo, ne risente la distribuzione del prodotto italiano, ne risente il campionato italiano per quella che è una sfida del calcio italiano, noi dobbiamo avere come priorità la tutela della salute pubblica”.

A porte chiuse: “Giusto per chiarezza, l’ordinanza in Piemonte vige fino a sabato. In questo momento la partita si svolge regolarmente allo Stadium con il pubblico. Valutiamo l’evolversi della situazione e laddove ci fosse il posto di giocare a porte chiuse sappiamo che questa nell’interesse generale è la scelta giusta ed è altrettanto vero che con la partita di mercoledì contro il Lione, questo è il momento in cui parte la stagione e in cui si entra nel vivo. Dove chi compete per vincere inizia una parte di stagione fondamentale”.

La stagione sportiva: “Voto? Ottimo, siamo primi in campionato in semifinale di Coppa Italia e agli ottavi di Champions, abbiamo avuto una piccola sbavatura con la Supercoppa se vogliamo ma tutto sommato una valuta una stagione e non una partita anche se a volte una partita può fare la differenza. Ultimo mese? E’ mia abitudine valutare una stagione. Io valuto alla fine e non posso che constatare i vari passaggi durante la stagione. Pensare di vincere tutti gli anni febbraio è sciocco. Gli scudetti normalmente si vincono a maggio. Essere primi in classifica è un buon punto di partenza. Le modalità sono in linea con le aspettative. Siamo un punto sopra agli altri, quindi si”.

Su Allegri: “Ci siamo visti la scorsa settimana per un caffé, l’amicizia e la stima è rimasta intatta ed è giusto che sia così. Con Max abbiamo condiviso cinque anni, normale ci sia stima ed amicizia. Le valutazioni sono state diverse, hanno portato al cambio della guida tecnica, abbiamo collegialmente deciso di individuare un tecnico con le caratteristiche di Sarri. A inizio agosto ha detto che lui vuole avere un impatto fino a 70 metri, trovo fuori luogo le critiche di oggi, se si riprendono le parole di Sarri di inizio agosto dice esattamente quello”.

Su Conte: “Noi pensiamo a chi vogliamo non a chi non vogliamo. Abbiamo scelto Sarri e lo abbiamo preso. Conte, bandiera e capitano della Juve, ha vinto la Champions e vinto scudetti. Conte è Juventus da questo punto di vista non ho nessun timore di non pensarlo. Conte è Juventus da questo punto di vista. Con Antonio il rapporto è cordiale, disteso, come deve essere. E’ vero che sono professionisti, la sfida che lui ha reputato più affascinante è quella di riportare l’Inter a vincere. E’ una sfida ambiziosa, conosco molto bene Steve, lo conosco, è la stessa ambizione che ha la presidenza dell’Inter e a me onestamente avere un testa a testa con Steve nell’ultima parte del campionato mi affascina”.

Gli sponsor: “Gli sponsor sono molto juventini, cosa gli interessa è il risultato. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta. Interessa avanzare nelle competizioni, aumentare la visibilità. Allo sponsor interessa quanto si parla e la visibilità che ha attraverso la sponsorizzazione ed è attraverso il risultato, non il bel gioco. Nel nostro giudizio, l’applicazione di un modello tecnico come quello di Sarri in una determinata fase della storia della Juventus era la modalità che avrebbe potuto garantire con maggiore probabilità il risultato finale”.

Su Guardiola: “Non pensare a Guardiola diventerebbe un’eresia. In questa fase sua è molto felice dove è. Anche oltre le situazioni contingenti. Quando uno fa determinate valutazioni sa che cosa sta facendo un professionista che vorrebbe nella sua società per ricoprire un determinato ruolo. Se io sono felice dove sono, difficilmente lascio per andare altrove. Prossima estate? In questo momento siamo molto felici con Sarri, devo dire che il grosso del dialogo della cena che ho avuto con lui era l’impostazione a 1,2,3 anni. Quello che a me fa piacere se mi guardo indietro in questi ultimi anni sono i due cicli che ho aperto con Antonio e Max. La forza di un’idea sta proprio nella sua prosecuzione nel tempo. La priorità numero uno è proprio questa”.

Bisogna vincere: “Chi vuol vincere non è allegriano, è juventino. Sgombriamo il campo da questo dogma. Statisticamente abbiamo vinto 8 scudetti, siamo in corsa per vincere il nono, faremo di tutto per vincerlo, vorremmo vincere anche il decimo, ma la statistica a un certo punto dice che non sarà sempre così e la bontà delle idee non può essere valutata dalla statistica”.

Il Napoli:“Più avanzano le squadre italiane, meglio è per il ranking europeo, serve tutto”.

La Champions:“C’è differenza tra ‘bisogna vincere’ e ‘vincere è un obiettivo’, bisogna è imperativo. E’ un obiettivo non è imperativo. Quello che deve essere motivo di orologio per donne e uomini della Juve è che noi siamo passati da iniziare la stagione nutrendo il sogno, lo abbiamo trasformato un sogno in un obiettivo. Bisogna vincere è diverso da dire è diventato un obiettivo, sono due condizioni diverse. Quel momento lì certifica un cambiamento di status a livello europeo della Juve”.

La Lazio: “Quello che uno deve temere della Lazio è la spensieratezza. Non hanno l’obbligo di vincere, se riescono a traghettare marzo e aprile possono avere un grande vantaggio ma la spensieratezza può essere anche il principale nemico della Lazio dove tre risultati negativi fanno si che automaticamente rimangano soddisfatti della qualificazione in Champions pressocché certa. Rispetto all’Inter hanno rose completamente diverse, difficilmente paragonabili. L’Inter non ha questa spensieratezza anche perché con l’arrivo di Conte l’Inter si è caricata dell’obbligo di vincere”.

Inzaghi: “Simone e Filippo li conosco da 30 anni, da quando Filippo giocava da noi. Come tutti sanno a 5 km da casa loro ci stanno i miei zii, abbiamo fatto diverse serate insieme diversi anni fa. Mi piacciono, li conosco da sempre. In questa fase con la Lazio Simone ha fatto un grandissimo lavoro. Bisogna vedere come, se e quando reagirà all’obbligo di dover vincere. A scendere in campo con quell’obiettivo”.

Ansia da prestazione: “Il modello della Juve è sempre stato quello di ambire a vincere. Da Platini a Zidane sono sempre stati acquisti che hanno alzato la dimensione sportiva della Juve. Una volta le ricadute economiche erano minori ma non lo era l’attrattiva di un giocatore per cercare un determinato club se questo non gli dava la possibilità di arrivare all’obiettivo comune che è la vittoria. C’è un’analogia. Oggi c’è anche l’impicazione economica. Partecipare a determinate competizioni sposta di molto il fatturato di un club, giocare queste competizioni europee, la Champions sopra l’Europa League porta ad una esposizione globale diversa e alla possibilità di andare a monetizzare in via indiretta attraverso strumenti mediatici moderni”.

Ronaldo:“E’ stato il primo giocatore per cui abbiamo fatto una riflessione congiunta tra area sport e ricavi e abbiamo visto che le condizioni coincidevamo. Portare un valore aggiunto in campo e lo dimostrano i dati ed ha spostato la riconoscibilità del brand Juventus. Siamo ad un passo da essere al quarto posto per follower nelle piattaforme digitali. Lo è per l’attività di engagement ed ha portato benefici straordinari a livello di riconoscibilità del valore da parte degli sponsor”.

Messi:“Clausola? Me l’hanno detto. De Laurentiis l’ha chiamato, ha detto ‘Stiamo cercando di portarlo…’ Se lo prendono altri in Italia? Deve essere uno stimolo. Diamo una valutazione commerciale d’impatto del campionato italiano. Le prime cinque sono Juve, Milan, Inter, Roma e Napoli. Se tutte queste società avessero un campione come Ronaldo o Messi sarebbe un beneficio di spettacolo per il campionato italiano in primis e poi per il posizionamento del campionato italiano all’estero. Il nostro problema non è l’Italia, abbiamo altri problemi, non la passione la presenza negli stadi o gli investimenti dei broadcaster sul calcio italiano. Il nostro problema è l’estero. Voi viaggiate, se provate a vedere una partita di Serie A diventa una via crucis senza destinazione”.

Il costo della rosa: “Il percorso di crescita fuori dal campo della società soddisfa ampiamente la storia recente. Il tema è la differenza tra noi e i club che hai citato poco fa è lo stesso di 10 anni fa. Quei 2-300 milioni…Quando io sono diventato presidente della Juve fatturavamo 200, loro erano a 450-500. Oggi noi siamo a 500 e loro 650.700. C’è stata una crescita omogena per chi ha avuto ambizione internazionale. Un elemento che noi scontiamo è il riconoscimento da parte della lega domestica. L’anno prima di assumere la presidenza la Juve ricava 128 milioni di diritti tv. Oggi siamo a 95 milioni e a 90 milioni flat da 7 anni a questa parte. Il riconoscimento delle prestazioni dentro e fuori dal campo è stato riconosciuto come crescita 0 negli ultimi anni”.

Diritti tv: “Si dovrebbero fare riflessioni su cosa vuol dire parte meritocratica. La Juve fuori dal campo investe 450 milioni, se pensiamo allo stadio, al J Village, la nuova sede, l’albergo, il concept store, la scuola internazionale. Pensiamo a tutto quello che è stato reinvestito su Vinovo e gli investimenti immessi nello Stadium per tenerlo allo stato dell’arte. Se vogliamo andare in una direzione che sia analoga a quella delle altre leghe come distribuzione va benissimo: 50% in parti uguali. Quello che fa la differenza è il meritocratico. Se poi il meritocratico diventano le presenze agli stadi quando noi abbiamo uno stadio da 41mila spettatori e gli altri fanno entrare la gente a 0 euro solo per fare fatturato da diritti tv manca il meccanismo premiante. Stadio è più grande? No, la dimensione nostra è quella, non dobbiamo pensare alle grandi sfide con l’Inter di domenica, dobbiamo pensare che l’interesse è avere uno stadio sempre pieno. Abbiamo avuto una saturazione del 95-96% in questi anni. Non 100% perché lo spicchio del settore ospiti era destinato al 10% agli ospiti e spesso ci ritrovavamo 120-130 persone. Quest’anno si è messo una misura meno restrittiva che è un numero congruo tant’è che nel secondo anello da quest’anno mettiamo i nostri sostenitori”.

Un big dal mercato estivo: “Una delle parti che più fa sognare il tifosi è il mercato. Come mia prassi, è una domanda da porre a chi di dovere, c’è un responsabile dell’area sportiva. Ci sono obiettivi sul campo e la messa a disposizione di un budget che io chiamo capacità di fuoco. Se sia un esterno di centrocampo, un grande terzino, un centrale alla De Ligt, un portiere, è una decisione che spetta a loro. Io faccio parte di questo consenso ma c’è attribuzione di una delega e di una responsabilità e questa oggi è nelle mani di Paratici. Marotta? Il ragionamento non è corretto,  in quel momento faceva parte del gruppo dirigente, la decisione è stata presa congiuntamente. Si sono trovate due anime della società e la valutazione è stata quella di proseguire. Chi rappresentava le due anime della società ha rappresentato la decisione di proseguire”.

Paratici:“Sotto esame? No, è un grandissimo dirigente, l’ha dimostrato negli anni scorsi e lo sta dimostrando tutt’ora dal mio punto di vista non è sotto esame. Rispetto al passato è sotto i riflettori prima no. Ogni volta che si specula sul futuro, si pensa sempre che è lui il responsabile. Uno deve valutare il percorso di un dirigente come Fabio, non è assolutamente sotto esame. Ha iniziato il percorso nel 2018, questo primo ciclo per scadenze naturali è il 2021, si parla di cicli, ma non c’è una data di scadenza come gli yogurt”.

Lukaku:“Se apro i giornali per fortuna ci accostano a quasi tutti i migliori giocatori al mondo e la Juve è una destinazione ambita per questo tipo di giocatori. Detto questo Paratici ne sceglie 25 circa che sono quelli della stagione, se vedo le speculazioni di tutto l’anno dovremmo acquistare 50-60 giocatori all’anno. Haaland? Vogliamo quelli che abbiamo, tutti sono accostati alla Juve, questo è motivo di orgoglio, evidentemente non possiamo acquistarli tutti”.

Altro colpo tipo CR7“Torniamo ai ragionamenti di prima. Una squadra si costruisce con una determinata logica. Alcuni giocatori possono possono rientrare in questo tipo di ragionamento, molti sono felici dove sono. Da questo punto di vista uno rispetta il loro punto di vista. La nostra ambizione è quella di crescere anno dopo anno”.

Lione:“Grande rispetto ma anche grande consapevolezza dei nostri mezzi. Ho visto la squadra serena e in crescita. Arrivano gli appuntamenti per cui ci si ritrova a inizio campionato, dall’estate. Queste partite sono le partite per le quali questi calciatori vogliono giocare”.

Klopp: “Mi interesso relativamente poco di queste dichiarazioni, sono i giochi delle parti. Mi interessa cosa succede nello spogliatoio, le dinamiche all’interno dello spogliatoio e la consapevolezza di quelli che sono i nostri obiettivi. E’ un gioco delle parti tra addetti ai lavori che trovo anche abbastanza affascinante”.

Super Champions “Io non sono d’accordo sul tema che l’Italia sia un limite per squadre come Juve e Inter. Se uno ragiona al contrario e valuta quello che è stato un sano immobilismo dell’ultimo decennio rispetto alla crescita di Liga, Premier e Bundesliga, trovo che invece se dovessimo ricominciare ad avere un piano di crescita e sviluppo per il calcio italiano, il vero valore che si può liberare oggi risiede in Italia. Le squadre che oggi sono in Italia sono quelle con il maggior potenziale di crescita se si dovesse cambiar marcia. La Spagna è arrivata quasi alla saturazione, ha sfruttato Real e Barcellona fin quanto poteva, il modello tedesco ha dei limiti di distribuzione, la Francia si basa su una sola squadra. Laddove ci sono passione, tifosi, grande pubblico, grandi marchi che rappresentano la storia del calcio… se guardiamo ad una strategia adatta c’è tantissimo valore. Se guardiamo i diritti tv, la Spagna ha quasi un miliardo di internazionali, l’Inghilterra 1.8 all’anno di diritti internazionali. Si vede qual è il potenziale. Noi ogni settimana possiamo mettere partite come Roma-Napoli, Milan-Inter, Juve-Milan, ogni settimana abbiamo una partita esportabile globalmente. C’è un valore enorme che possiamo raccogliere da un vero sviluppo italiano. La parte europea è più delicata. Il modello presentato l’anno scorso è stato giudicato per la più alta del meccanismo piramidale quando invece prevedeva un allargamento della base, maggior partecipazione di più paesi. Un meccanismo da para-lega europea. E’ stato un buon momento, di confronto. A me ha permesso di rafforzare i rapporti con Saef, con Tebas, mi sento quasi settimanalmente per capire insieme il modello di calcio che vogliamo globalmente. Non nell’interesse di un club o dell’altro. Se noi lasciamo i meccanismi di accesso come sono oggi per me è indifferente, per il Real è indifferente​, per il Bayern è indifferente​. Non è che ci sposta più di tanto cambiare i modelli di accesso. Quello che abbiamo va bene così. Quello che però, per evitare che i bimbi di oggi tra 10-15 anni si disaffezionino al calcio, perché il papà non li porta allo stadio o nei parchi non giocano più a pallone, e hanno altre passioni è capire cosa attrae che sono le grandi sfide”.

Chiellini: “Manca a qualsiasi squadra, è un vero leader in campo e fuori la sua assenza si è sentita ma abbiamo la fortuna di avere una rosa che tecnicamente non lo fa rimpiangere con Bonucci, De Ligt, Demiral e Rugani”.

Var:“Mi piace? Si, ero favorevole prima, lo sono oggi e lo sarò domani. Meglio ieri o oggi? Per me il tema è ridurre il più possibile il margine di errore di un servizio del calcio, l’arbitro è un servizio. Quanti o più riducono il margine d’errore del servizion che viene erogato dall’arbitro, maggiore è il successo qualsiasi sia lo strumento che viene utilizzato”.

Commisso: “Mi hanno fatto piacere perché hanno fatto capire a Sarri che cosa cosa vuol dire essere Juve, con quale semplicità si può scatenare una violenza mediatica su di noi. Una battuta che ha fatto l’altro ieri e passata completamente inosservata. Se il rigore che è stato dato alla Spal fosse stato dato a parti invertite si sarebbe aperto un caso superiore a quello che stiamo vivendo. Quando uno mi fa un favore non devo ringraziarlo”.

Il futuro: “Mi viene da riesumare una battuta di mio padre: “Se potessi scegliere vorrei undici giocatori di Torino”. Se non sono di Torino che siano dalla Svezia o altre parti… Quello che deve essere un percorso di crescita della Juve. Chiaro che uno zoccolo di italiani, della nazione, rafforza l’identità culturale del club. E’ indiscutibile. La gente del paese dà unità diversa. Un risultato negativo quando vanno in edicola, al supermercato o al bar lo vivono in maniera diversa, può aiutare”.

Derby: “E’ una partita difficile, se la vinciamo è normale altrimenti ce ne parlano per sei mesi”.

Var: “Chiamata? Queste sono domande da fare ai tecnici, non ai dirigenti in giacca e cravatta. Sono loro che vivono il campo e devono devono darci le vere indicazioni di cosa avviene in campo. Noi possiamo avere la supponenza, stando nei palazzi di vetro, che capiamo meglio. Loro devono darci quell’incipit. Se ce lo danno si porta avanti un discorso”.

La famiglia: “E’ motivo di orgoglio di tutta la famiglia, abbiamo un rito e speriamo di portarlo avanti il più possibile: quando vinciamo un trofeo lo portiamo al Museo e cerchiamo di creare una storia. Quando vincemmo il quinto titolo mia zia Maria Sole accolse i ragazzi dei cinque scudetti e disse: ‘Quanto tempo che vi aspetto’, perché lei aveva vissuto anche la Juve del quinquennio. L’auspicio è che le prossime generazioni possano ripetere qualcosa del genere con noi più vecchietti e farci questa sorpresa”.

Tra 5 anni “Abbiamo la consapevolezza che il piano che abbiamo presentato agli investitori sia la strada da proseguire. Sapevamo che sarebbe stata una lunga trasformazione e che quindi per raggiungere gli obiettivi che siamo dati: mantenere la competitività sul campo, aumentare i ricavi e rafforzare patrimonialmente la società, questo sarebbe stato un anno di trasformazione. Abbiamo la consapevolezza che quel piano lì è il piano giusto per mantenere la Juve competitiva a livello nazionale e internazionale e ho altresì la consapevolezza di avere una squadra fuori dal campo con Giorgio Ricci, Marco Re e Fabio Paratici e in campo con la scelta di Sarri che sono le persone che possono portare avanti il piano della Juve nei prossimi anni”.