Igor Tudor manager of Marseille during the UEFA Champions League match Tottenham Hotspur vs Marseille at Tottenham Hotspur Stadium, London, United Kingdom, 7th September 2022 (Photo by Arron Gent/News Images)
<p><strong>In una breve intervista a Tuttosport, l&#8217;ex giocatore Emanuele Giaccherini ha ricordato il suo esordio in maglia bianconera allo Stadium e ha commentato la <a href="https://www.calciostyle.it/calciomercato/juventus-obiettivo-hojlund-puo-arrivare-per-il-mondiale-per-club">Juventus</a> di oggi.</strong></p>
<p>Il percorso di <strong>Emanuele Giaccherini</strong> rappresenta un caso emblematico di come talento, determinazione e umiltà possano portare un giocatore a vivere esperienze straordinarie nel panorama calcistico europeo. Dai primi passi con il <strong>Cesena</strong> fino alla consacrazione internazionale durante l’<em>Europeo</em> del 2016 con l’<strong>Italia</strong>, Giaccherini ha dimostrato che il calcio non è solo tecnica, ma anche spirito di sacrificio e capacità di adattamento.</p>
<p>Uno dei momenti più significativi della sua carriera, come lui stesso ha raccontato, è legato alla sua esperienza con la Juventus, squadra con cui ha vinto il primo scudetto dell’era <strong>Conte</strong>. Quel trionfo, tutt’altro che scontato, affonda le radici in un contesto emotivamente potente: l’esordio nel nuovo <em>Juventus Stadium</em>. Il fatto che Conte abbia deciso di schierarlo titolare nonostante fosse appena arrivato dal Cesena e non avesse svolto la preparazione estiva con il gruppo, dimostra la fiducia nei suoi confronti.</p>
<p>Giaccherini ammette con sincerità di aver accusato l’emozione del momento, ma è proprio questa trasparenza che conferisce autenticità al suo racconto. La vicinanza del pubblico, la carica emotiva dello stadio e l’intensità delle parole di Conte nello spogliatoio sono elementi che hanno segnato non solo quella partita, ma l’intera stagione.</p>
<h2>Juventus, l&#8217;intervista ad Emanuele Giaccherini</h2>
<h3>Sulla Juventus di ieri</h3>
<p>Non si può sottovalutare il ruolo che il contesto e il clima emotivo hanno avuto nel successo di quella Juventus. Secondo Giaccherini, la forza della squadra non derivava solo dalla preparazione tattica, ma soprattutto dall’energia trasmessa dai tifosi e dalla coesione interna. “Ci ha trascinato il cuore”, afferma con convinzione, a dimostrazione che nelle difficoltà non bastano le gambe, serve una motivazione superiore. In questo senso, il ricordo del suo gol all’ultimo minuto contro il <strong>Catania</strong>, ancora oggi capace di provocargli brividi, è il simbolo di un calcio vissuto con intensità e passione.</p>
<p>Questo il suo ricordo dell’esordio per i bianconeri nel neonato Juventus Stadium: “Una giornata che non dimenticherò mai. Ero appena arrivato dal Cesena e non avevo fatto la preparazione estiva con Conte. Eppure lui decise di schierarmi subito titolare davanti ai nostri tifosi. Mi tremavano le gambe… Infatti, al netto del 4-1 non posso dire che sia stata la mia miglior partita in bianconero. L’ho un po’ accusata. Ma avere il pubblico così vicino al campo e poterne percepire calore era davvero speciale. <strong>Lo metto di diritto nella top 4 degli stadi più belli in cui ho giocato insieme ad Anfield, Celtic Park e a quello del Besiktas</strong>”.</p>
<p>Sui minuti prima nello spogliatoio: “Conte fece un lungo discorso, dicendoci che sarebbe stata un’annata diversa e che avremmo dovuto sputare il sangue, specie nella nostra nuova casa. Ci tranquillizzò, suggerendoci che per esaltare i 40mila dello Stadium &#8211; e dunque non finirne schiacciati &#8211; sarebbe bastato dare il massimo in campo. E così abbiamo fatto”.</p>
<p>Sull&#8217;atteggiamento della squadra: &#8220;Quell’anno abbiamo vinto il campionato da imbattuti e se ci siamo riusciti è anche perché in determinate partite, dove magari non arrivavamo con le gambe o la testa, a trascinarci era il cuore. L’amore che la gente ci trasmetteva ogni domenica ci ha dato tanta forza. Il ricordo più bello? A livello di squadra senza alcun dubbio il momento in cui Alex ha sollevato il trofeo della <a href="https://www.legaseriea.it/it"><em>Serie A</em></a> al termine della stagione, il più bello della mia carriera. Poi non dimenticherò mai il mio gol all’ultimo minuto contro il Catania. Mi vengono ancora i brividi…”.</p>
<h3>Sulla Juventus di oggi</h3>
<p>La riflessione di Giaccherini si estende anche all’attualità juventina. Il suo giudizio su <strong>Motta</strong> è critico: riconosce le qualità tattiche dell’allenatore, ma evidenzia come la mancanza di empatia e di chiarezza abbia compromesso il suo percorso in bianconero.</p>
<p>“Penso che gli spunti e le concezioni del calcio di Motta siano fuori discussione. È un tecnico bravo e preparato, ma la sua gestione in bianconero non è stata all’altezza. <strong>Non è riuscito a empatizzare con il gruppo squadra, mettendo sempre tutti in discussione</strong>, senza confermare per due volte di fila lo stesso 11 titolare. Poi non ho capito il trattamento riservato ad alcuni giocatori a cominciare da <strong>Danilo</strong>. È mancata chiarezza…”.</p>
<p>Al contrario, intravede nel nuovo allenatore <strong>Igor Tudor</strong> un cambiamento positivo, soprattutto sul piano della comunicazione e del rapporto con i giocatori. Secondo Giaccherini, un allenatore che sa infondere fiducia è capace di ottenere il massimo dalla sua squadra: un principio semplice, ma troppo spesso sottovalutato nel calcio moderno.</p>
<p class="" data-start="2784" data-end="3087">“È presto per i giudizi, ma la Juve mi sembra diversa quantomeno nello spirito. Vedo giocatori che finalmente danno il 100%. <strong>Tudor è stato chiaro fin dal primo giorno, specie nella collocazione dei vari interpreti in campo.</strong> Poi è un tecnico che ti infonde fiducia e non è roba da poco. Da giocatore se senti che il mister si fida di te sei pronto a tutto per ripagarlo”.</p>
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Aggiornato al 11/04/2025 11:03
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