Il Covid ha di fatto sancito, almeno per il momento, la chiusura degli stadi. Il calcio, lo sport più bello del mondo ne sta pagando le conseguenze, soprattutto in termini economici per i club europei. Giocare senza pubblico è come calciare un rigore senza portiere. Tristezza infinita. Ma si continua a giocare. Si parla di distanze, mascherine, esultanze, ma non è più la stessa cosa.

Il pubblico, i tifosi che  stanno lì ad incitare, urlare, ora invece devono farlo seduti comodamente su una poltrona di casa. Si spera che tutto ciò abbia una fine e tutto torni alla completa normalità. E se nel nostro Continente si è a lungo discusso se iniziare la nuova stagione regolarmente o interromperla, negli Stati Uniti hanno optato per un’ altra scelta.

Giocare si, ma rispettando le normative Covid anche in campo. Hanno di fatto modificato regole di gioco, e alla fine ci si accorge che calcio non è. Nel Massachusetts, cuore del New England, durante le partite di deve rispettare la mera distanza di 1,8 mt, i corner calciati con avversari distanti almeno 3 mt con il divieto di colpi di testa, e addirittura giocare e correre con la mascherina. Vietato ogni tipo di contatto dunque. Niente scivolate nè contatti aerei e nei calci piazzati non esiste più la barriera.

E’ dunque un’ altro sport e non il calcio, quello vero, quello che piace, quello per cui ci si sgola in continuazione, per cui si soffre e si gioisce. E di certo noi non siamo abituati a questo. E allora se mai ciò dovesse avvenire anche nel nostro Continente, saremmo ben contenti di bloccare il prosieguo dei nostri campionati. Il calcio va vissuto, il calcio va giocato.