L'ESULTANZA DI JOSE' MOURINHO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
<p><strong>José Mourinho torna un gigante d&#8217;Europa nella serata del da Luz. Antonio Conte e il Napoli ridimensionati, al netto delle pesanti assenze.</strong></p>
<p>Tutto <strong>José Mourinho</strong>, quello dei bei vecchi tempi andati, nella serata dell&#8217;<em>Estadio da Luz</em>. La preparazione alla gara contro il <strong>Napoli</strong> di <strong>Antonio Conte</strong> è stata impeccabile, sia dal punto di vista comunicativo che da quello tecnico-tattico. Lo <em>Special One</em> si conferma un gigante d&#8217;Europa, mentre il salentino è rimandato.</p>
<h2>Mourinho-Conte, amici mai: il confronto in tre immagini</h2>
<p><strong>Torna Sun Tzu, con un pizzico di Coser e una spruzzata di Dahrendorf</strong></p>
<p>&#8220;Conte si lamenta delle assenze? Non fatemi ridere, perché io potrei piangere. Se a lui manca <strong>Lobotka</strong> può mettere <strong>McTominay</strong> e se gli manca <strong>De Bruyne</strong> può mettere <strong>Neres</strong>&#8220;. Per una sera, lo stile comunicativo del tecnico lusitano è tornato affilato e contundente come quello dei tempi migliori. L&#8217;invettiva del Profeta di Setubal sembrava annacquata da troppi anni, incapace di raccapezzarsi con il moderno flusso tecnologico.</p>
<p>Però, anche se solo per una sera, stavolta ha funzionato alla perfezione. Ha spostato tutta la pressione sui propri avversari, tecnicamente superiori e con una maggiore spesa sul mercato alle spalle. E le assenze, seppur pesanti, di <strong>Bah</strong> e <strong>Lukebakio</strong> appaiono come un Everest impossibile da scalare, mentre i partenopei vengono resi &#8220;schiavi&#8221; della vittoria a tutti i costi nonostante una lista di defezioni quasi impossibile da enumerare.</p>
<p>Ma Mou è così. Distorce la realtà, la plasma a suo piacimento con la propria narrazione orwelliana. La sua è una neo-lingua, che però ti arriva alle orecchie quasi come fosse il tuo dialetto madre. L&#8217;evergreen di <strong>Sun Tzu</strong>, su cui il tecnico portoghese ha costruito le sue fortune dialettiche, appare meno vetusto. Quasi &#8220;modernizzato&#8221;, con il rebranding, dovuto all&#8217;implementazione di concetti propri dei sociologi <strong>Coser</strong> e <strong>Dahrendorf</strong>, che lo fan sembrare &#8220;fresco&#8221;. E&#8217; quella che nelle scienze sociali si chiama &#8220;<strong>teoria del conflitto esterno</strong>&#8220;, ovvero l’individuazione di un nemico esterno che serve a solidificare il proprio gruppo e a rafforzarne l’identità.</p>
<p><strong>Come un &#8220;6-3-1&#8221; in fase di non possesso può apparire lo zenit del modernismo</strong></p>
<p>Dal punto di vista tattico, è stato lo stesso Mourinho di sempre. &#8220;Vecchio&#8221; per alcuni, estremamente piazzato nella modernità per altri. Il<strong> Benfica</strong>, in fase di non possesso, si è trincerato in difesa con il più &#8220;mourinhano&#8221; dei 6-3-1. Taluni lo chiamerebbero &#8220;catenaccio&#8221;, ma è una parola desueta. Siamo nell&#8217;epoca dei neologismi e a Coverciano preferiscono &#8220;blocco basso&#8221;, così come il deprecabile &#8220;contropiede&#8221; è stato sostituito dal più politicamente corretto &#8220;transizioni negative&#8221;. A suo modo, anche questa è una sorta di neo-lingua orwelliana.</p>
<p>Sono però analisi superficiali, poiché i lusitani, almeno ieri sera, sono stati il connubio perfetto di modernità e pragmatismo. Mourinho, nel presentare la partita, era stato schietto come sempre. &#8220;Non possiamo accettare il loro uno contro uno a tutto campo, altrimenti ci ammazzano&#8221;. Detto, fatto. Ed ecco che allora il suo Benfica applica un altro dei concetti tipici della linguistica moderna applicata al pallone, ovvero la &#8220;<strong>riaggressione</strong>&#8220;.</p>
<p>La fase di non possesso ormai si articola in due momenti diversi: <strong>quando l&#8217;avversario è nel proprio terzo difensivo e quando salta la prima pressione</strong>. Nel primo caso, i portoghesi sono aggressivi. Alti e corti, quasi a soffocare la prima costruzione del <a href="https://sscnapoli.it">Napoli</a>. Che infatti è farraginosa, lenta e prevedibile. Il trio difensivo azzurro non riesce quasi mai a far uscire il pallone in maniera pulita da dietro. <strong>Milinkovic-Savic</strong> è spesso costretto a lanci lunghi e idem dicasi per i tre centrali, che non riescono a scivolare sulla linea laterale.</p>
<p><strong>Ma quale &#8220;catenaccio&#8221;: il calcio di Mourinho è qualità allo stato puro</strong></p>
<p>Peccato che quel tipo di situazione Mou l&#8217;abbia preparata alla perfezione. <strong>Hojlund</strong> non è <strong>Lukaku</strong> e lo si è lapalissianamente capito (qualora servisse un&#8217;ulteriore dimostrazione) nella serata di Lisbona. Forzare la palla diretta equivale, nella maggior parte dei casi, a restituire la sfera ai padroni di casa. <strong>Otamendi</strong> e <strong>Araujo</strong> hanno anticipato in maniera sistematica il centravanti danese, spegnendo le velleità offensive azzurre che peccavano della qualità tecnica necessaria per scardinare centralmente l&#8217;area di rigore militarizzata dai lusitani.</p>
<p>Rimaneva solo la via degli esterni, ma <strong>Lang</strong> e Neres venivano sistematicamente raddoppiati (da qui il &#8220;6-3-1&#8221; in fase difensiva) perdendo la propria peculiarità nell&#8217;1 vs 1. E anche se crossi, dato che in mezzo hai comunque Hojlund e McTominay, la prendono sempre loro: del resto l&#8217;avevano preparata così. Solo tattica, quindi? Macché! Il brio alla manovra offensiva la danno i giocatori, mica gli allenatori, e il Benfica di qualità nei piedi ne ha. Basti vedere l&#8217;illuminante tacco di <strong>Aursnes</strong> nel primo tempo, sull&#8217;ennesimo errore di <strong>Ivanovic</strong>.</p>
<p>Il <a href="https://www.calciostyle.it/competizioni/champions-league/benfica-napoli-2-0-mourinho-affonda-gli-azzurri">Benfica</a> questa partita l&#8217;ha dominata, soprattutto nel primo tempo, e il passivo sarebbe potuto essere anche più ampio, se Mourinho non avesse scelto di far riposare il suo bomber. Con <strong>Pavlidis</strong> al posto di un Ivanovic impresentabile, che ha fallito almeno due occasioni nitide, l&#8217;umiliazione (tattica) subita dal Napoli avrebbe assunto i connotati tennistici di quella di Eindovhen. E allora cosa resta? Al netto delle attenuanti, legate agli infortuni e al calendario, che Mourinho, checché se ne dica, resta un gigante d&#8217;Europa, a differenza di (questo) Conte. Portare questa squadra, con queste assenze e con questo calendario, ai playoff sarebbe un&#8217;impresa che solo a lui può riuscire. Ora bisogna andare allo <em>Stadium</em> (dove Mou in <em>Champions League</em> ha già vinto, quando allenava il <strong>Manchester United</strong>) contro una <strong>Juventus</strong> mediocre e poi al <em>da Luz</em> arriverà il <strong>Real Madrid</strong> di uno <strong>Xabi Alonso</strong> quasi esonerato. <em>Impossible is nothing</em>, per il Re delle notti magiche in Europa.</p>
<div id="attachment_539109" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-539109" class="wp-image-539109 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/12/SCOTT-MCTOMINAY-RAMMARICATO.jpg" alt="Mourinho" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-539109" class="wp-caption-text">SCOTT MCTOMINAY RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
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Aggiornato al 11/12/2025 11:44
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