FRANCESCO CAMARDA SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
<p><strong>La ricostruzione del Consiglio dei Ministri che ha &#8220;bocciato&#8221; la proroga del Decreto Crescita: tra liti e demagogia, ecco cos&#8217;è successo.</strong></p>
<p>Oramai lo sanno anche i muri, ma facciamo un piccolo riepilogo di quanto accaduto negli ultimi mesi. <em>Repetita iuvant</em>. Il governo di <strong>Giorgia Meloni</strong> ha presentato la Legge Finanziaria del 2024. Fin da subito era balzata all&#8217;occhio l&#8217;assenza del <strong>Decreto Crescita</strong>, cosa che ha spinto i club di Serie A a chiedere un confronto con l&#8217;esecutivo.</p>
<p>Dopo le pressioni iniziali, la sensazione era che (seppur per un tempo estremamente limitato) il provvedimento sarebbe potuto sopravvivere all&#8217;interno del <strong>Decreto Milleproroghe</strong>. Ossia un documento con il quale il Governo Meloni rinvia la scadenza di norme non presenti nella nuova legge finanziaria, in maniera particolare quelle del <strong>Governo Conte</strong>.</p>
<h2>La Lega: &#8220;I club puntino sui giovani italiani. Decreto Crescita immorale&#8221;</h2>
<p>Alcune riforme volute dal Governo Conte sono sopravvissute al taglia e cuci che ha contraddistinto la Legge Finanziaria voluta dalla nuova maggioranza di centro-destra, come per esempio il <em>Superbonus</em>, <strong>e questo lasciava ben sperare circa la possibilità di una proroga anche per il Decreto Crescita</strong>.</p>
<p>Così, però, non sarà. <strong>I club di Serie A non potranno più contare sugli sgravi fiscali del Decreto Crescita a partire dal 1 Gennaio 2024</strong>. Senza preavviso e senza nessun tipo di risarcimento. Con buona pace degli investimenti realizzati nell&#8217;ottica del regime fiscale agevolato e già iscritti nel bilancio corrente, che giocoforza obbligherà i club a rifare i conti da zero.</p>
<p>Ma cos&#8217;è successo di preciso? Come si è arrivati da proroga quasi certa a un &#8220;no&#8221; secco? <em>Ansa</em> cerca di ricostruire l&#8217;accaduto, <strong>in particolare focalizzandosi sulla presunta &#8220;lite molto accesa&#8221; verificatasi durante l&#8217;ultimo Consiglio dei Ministri</strong>.</p>
<p>A perorare la causa del Decreto Crescita era stato il Presidente della <strong>Lazio Claudio Lotito</strong>, senatore di <strong>Forza Italia</strong>, che aveva affidato ad <strong>Antonio Tajani</strong>, divenuto leader del partito dopo la morte di Silvio Berlusconi nonché vice-presidente del consiglio dei ministri, la propria arringa.</p>
<p>Il patron bianco celeste, forte dell&#8217;appoggio del vice-ministro dell&#8217;economia <strong>Maurizio Leo</strong> oltreché del Ministro dello Sport <strong>Andrea Obodi</strong> e dello stesso Tajani, contava di ottenere una proroga di due mesi in modo tale da permettere ai club di Serie A di anticipare a Gennaio gli acquisti programmati per l&#8217;estate.</p>
<p>Il veto sarebbe stato posto da <strong>Matteo Salvini</strong>, <a href="https://www.repubblica.it/sport/calcio/serie-a/2023/12/28/news/decreto_crescita_serie_a_proroga_cosa_succede_mercato_lega-421770969/">che si sarebbe “imposto” in Consiglio dei ministri per evitare gli sconti ai calciatori stranieri</a>. “<em>Sarebbe un provvedimento immorale</em>” avrebbe detto ai colleghi, secondo la fonte, <strong>sostenendo di essere pronto a non partecipare al voto per non mettere in imbarazzo l’esecutivo</strong>. A quel punto il Cdm, presieduto da Tajani, avrebbe preferito accantonare il provvedimento.</p>
<p>La filosofia del partito di Salvini è stata spiegata dal deputato leghista <strong>Luca Toccalini</strong>: &#8220;<em>Gli sconti ai calciatori stranieri che guadagnano milioni sono immorali. I club ora investano su giovani italiani e non su stranieri strapagati che peraltro sono spesso scarsi</em>&#8220;.</p>
<div id="attachment_382118" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-382118" class="wp-image-382118 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/10/pallone-serie-A.jpg" alt="Decreto Crescita" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-382118" class="wp-caption-text">IL PALLONE DELLA SERIE 2024-2025 ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<h2>Il dato che sbugiarda Salvini</h2>
<p>La retorica spicciola di questo governo è talmente banale e scontata da avermi permesso di prevedere l&#8217;esatta dinamica delle cose più di un mese fa, <strong>quando ancora si parlava della proroga del Decreto Crescita come di una certezza scolpita nella pietra.</strong></p>
<p>Il 23 Novembre di quest&#8217;anno, sempre qui sulle pagine di <em><strong>Calcio Style</strong></em>, scrissi che <a href="https://www.calciostyle.it/notizie/perche-il-governo-meloni-vuole-abolire-il-decreto-crescita"><strong>il Governo Meloni avrebbe abolito il Decreto Crescita additando come motivazione la volontà di indurre i club a puntare maggiormente sui giovani italiani</strong></a>.</p>
<p>Tuttavia, come scrissi già all&#8217;epoca, <strong>non c&#8217;è nessuna correlazione fra la presenza del Decreto Crescita e la mancanza di centri di formazione adeguati</strong>. <a href="https://gianlucadimarzio.com/it/decreto-crescita-calciomercato-estero-agevolazioni">Vi riporto integralmente quando scritto da <strong>Gianluca Di Marzio</strong> sul proprio blog</a>, in merito alla tassazione degli altri paesi europei:</p>
<p>â<em>Casi virtuosi si possono trovare in Francia, Olanda e Belgio, in cui sono presenti diverse agevolazioni fiscali. In <strong>Ligue 1</strong> chi non è residente da almeno 5 anni in <strong>Francia</strong>, su 1 milione di euro netti di stipendio, paga le tasse soltanto su 700mila euro, mentre<strong> i restanti 300mila non rientrano nell’imponibile fiscale</strong>. Nel campionato francese c&#8217;è inoltre il caso <strong>Monaco</strong>: chi va a vivere nel Principato gode di un regime fiscale estremamente favorevole</em>.</p>
<p><em>In <strong>Olanda</strong>, invece, il 70% dello stipendio va in un fondo individuale e <strong>le tasse si pagano subito solo sul restante 30%</strong>. Solo a fine carriera si pagano annualmente le tasse sul fondo. Poi c’è il Belgio, che offre un incentivo fiscale alle società sportive &#8220;in relazione alla ritenuta alla fonte sui salari&#8221;: <strong>permette un risparmio dell’80 per cento sulla ritenuta a patto che la somma venga reinvestita dal club in attività come la formazione dei giovani calciatori</strong></em>.</p>
<p><em>Molto diverso il caso dell&#8217;<strong>Inghilterra</strong>, dov&#8217;è invece in vigore una tassazione differente tra lo stipendio effettivo corrisposto ai calciatori (che ha un’aliquota unica al 45%) e i proventi derivanti dalla cessione dei diritti d’immagine (aliquota al 19%). I secondi sono molto più convenienti, e negli anni si sono registrati molti casi di spostamento del corrispettivo dallo stipendio alla cessione dei diritti d’immagine</em>.â</p>
<p>Non è un caso che <strong>i centri di formazione giovanile francesi, olandesi e belga siano fra i migliori al mondo</strong>. E c&#8217;è di più: in un altro editoriale, <a href="https://www.calciostyle.it/premier-league/la-premier-league-e-il-controllo-statale">sul Controllo Statale in Premier League</a>, riportai come <strong>nella classifica dei dieci migliori vivai al mondo stilata dal CIES vi sono due squadre inglesi</strong>.</p>
<p>L&#8217;Italia, in entrambe le casistiche di cui sopra, <strong>non compare mai prima della trentesima o quarantesima posizione</strong>. Un problema sistemico e non certo imputabile al Decreto Crescita, che ha meno di quattro anni di vita.</p>
<p>Tuttavia, <strong>sappiamo che è consuetudine di questo governo addossare tutte le colpe dei problemi dell&#8217;Italia al vecchio esecutivo</strong>. Sappiamo anche che sono bravissimi a puntare il dito e a dire che quelli che ci sono stati prima di loro erano degli incapaci (da che pulpito) <strong>ma adesso al governo ci sono loro ed esattamente cosa intendono fare per porre rimedio?</strong></p>
<p>Assolutamente nulla. Del resto non è un <em>modus operandi</em> nuovo per il Governo Meloni, <strong>che già aveva lasciato in mutande migliaia di italiani con l&#8217;abolizione del Reddito di Cittadinanza che per molti era l&#8217;unica fonte di sussidio</strong>. Parimenti a quanto stanno facendo adesso con le ben più facoltose squadre di calcio. <strong>Quindi il populismo spicciolo di matrice classista su &#8220;<em>i calciatori stranieri milionari</em>&#8221; non regge</strong>.</p>
<p>Non si tratta neppure di una bugia dalle gambe corte, <strong>ma di una bugia monca e senza le gambe</strong>. Che non può andare da nessuna parte e che da nessuna parte andrà. Perché puoi togliere il pane dalla bocca dei poveri senza sentir tirare un alito di vento, perché dei poveri non interessa niente a nessuno, <strong>ma non puoi inimicarti la terza industria del paese che governi</strong>.</p>
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Aggiornato al 23/12/2025 16:45
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