Il primo nome per la panchina rossonera era e rimane Ralf Rangnick, nessuno si nasconde più sul fatto che la dirigenza sia orientata verso questo profilo. Ma da qui sorgono non pochi dubbi che giorno dopo giorno si alimentano di linfa propria da ambo le parti. I due futuri sposi si amano ed i messaggini dolci sono già stati inviati a suo tempo, forse quando sarebbe stato meglio continuare con flirt sotto traccia, giusto per non mandare in bestia l’attuale tecnico Stefano Pioli, ma ormai è tardi ed il dado è – quasi – tratto.

Parlavamo di dubbi, quelli che sta avendo il Milan, ma anche quelli legittimi sorti nella testa del tecnico ex Lipsia. Rangnick non vuole venire al Milan e fare la comparsa, soprattutto dopo gli ultimi esoneri di allenatori, il tedesco viene solo ed esclusivamente se verrà inserito all’interno di un progetto, il suo progetto. Ed i dubbi ricadono proprio su questo, la dirigenza rossonera sarà in grado di soddisfare le sue richieste? Riuscirà a comprare i giocatori che il tecnico chiede? Vero, non sono grossi nomi, ma tutti giovani con mezza Europa al loro seguito, ergo per averli ci vuole un progetto e ci vogliono soldi. Se solo una delle sue condizioni non verrà accettata, scordiamoci l’arrivo di Rangnick a Milano.

I dubbi del Milan sono invece rivolti allo stesso tecnico tedesco il quale non alle a da diversi anni e si troverebbe di fronte una squadra da rifondare, sfida senz’altro affascinante, ma in grado di logorare chiunque soprattutto se dopo la prima sconfitta ci si deve trovare contro la stampa italiana che il giorno prima ti osanna, quello dopo ti condanna. E soprattutto, avrà la forza economica e manageriale per sostenere una scommessa – l’ennesima – affidando una panchina che brucia ad un allenatore che non parla ancora nemmeno l’italiano ed abbia metodi e schemi tutti suoi?

Un usato sicuro

I rischi sono da entrambe le parti e non sappiamo nemmeno bene se il Milan sia in grado di sostenerli, sicuramente i tifosi non perdonerebbero alla società un altro passo falso e questo avrebbe ripercussioni sugli introiti caratterizzati dalla vendita dei biglietti e degli abbonamenti. Gazidis è consapevole che se sbaglia la testa a saltare sarà la sua, quindi perché non affidarsi invece ad un tecnico che già conosce il calcio italiano perché ha già allenato diversi club, magari anche con buoni risultati.

L’usato sicuro potrebbe essere la soluzione, una via d’uscita facile e sempre percorribile, il nome di Luciano Spalletti è quello caldo che sta venendo fuori ormai da alcune giornate. Il tecnico toscano divide, c’è chi lo odia per i suoi trascorsi con l’Inter, chi lo ama perché comunque le sue squadre hanno saputo raggiungere posizioni di classifica di tutto rispetto nonostante nomi non così altisonanti. Un allenatore che utilizza al meglio il materiale che ha, un pragmatico, un accentratore di polemiche verso sè stesso per liberare concentrazione ai ragazzi, un buon comunicatore nello spogliatoio. Tutte caratteristiche che Rangnick ha sicuramente nelle sue corde, ma richiederebbe tempo per metterle in pratica, Spalletti è già pronto ed in una squadra che non ha tempo di aspettare, la scelta la farei ricadere sul toscano.