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Roma: i sei peccati che la tengono prigioniera

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Roma,

Roma è la sua gestione caotica, dipendenza dall’eroe di turno, in 25 anni oltre 20 allenatori, gestione finanziaria schizofrenica, strategia sportiva miope.

Roma

Roma non è mai stata solo una squadra di calcio.

È un sentimento collettivo, un legame che unisce tifosi di ogni regione d’Italia.

Ogni partita diventa un momento di condivisione: gioia quando vince, speranza quando perde.

È una passione che supera i confini, capace di coinvolgere anche chi la segue dall’estero.

Ma dietro la magica Roma, c’è una squadra che si scava la buca da sola.

Una squadra che ha subito danni da dirigenti che gestivano la società in modo scorretto e senza visione.

Questo ha segnato la storia del club che resta un gigante emozionale ma nel concreto è un club medio nel contesto europeo.

I sei peccati della giallo-rosso:

Caos dirigenziali cronico

Non è normale che una società calcistica che sta in seria A abbia avuto nell’arco dei ultimi 20 anni più di 20 allenatori e 15 dirigenti sportivi. Ogni progetto nasce per poi svanire nel vuoto al primo problema. Un miliardo spesi per cartellini per portare a casa solo una Conference League e tre coppe d’Italia. Questo dato ti fa capire che il gioco non vale la candela.

Dipendenza dall’eroe di turno

Totti, De rossi, Spalletti, Dybala. Ogni stagione, ogni partita ha avuto il suo eroe ma mai un sistema solido alle spalle. Al primo problema o conflitto con l’eroe, tutto crolla.

Le società calcistiche come il Milan o il Napoli hanno sempre dimostrato che i club più vincenti sono quelli che sopravvivono ai loro miti.

Gestione finanziaria schizofrenica

In bilico tra ambizione e necessità, bilanci in rosso, debiti di più di 300 milioni, plusvalenze forzate per sopravvivere.

Senza parlare delle cessioni dei top-player come Salah, Alisson, Pjanice, Nainggolan.

Cessioni che hanno avuto lo scopo di far respirare i bilanci e avere più liquidità. Il paradosso è chiaro: si vende per rimanere a galla, non per crescere.

Strategia sportiva miope

Sei direttori sportivi e otto allenatori dal 2013. Monchi, Petrachi, Pinto ognuno la sua filosofia, tutti senza continuità. Nessun piano triennale, solo l’urgenza di reagire.

Il Napoli ci messo otto anni per lo scudetto del 2023, mentre la Roma non ha mai resistito più di due stagioni alla stessa idea.

Comunicazione disastrosa con il tifo

La Roma parla troppo o non parla affatto. Dagli slogan “diventeremo come il Liverpool”(Pallotta) al silenzio dei Friedkin, il risultato non cambia: promesse senza fatti.

L’immaginario dei tifosi è gravemente ferito dalle rotture con Totti e De rossi, è stato un dolore immenso più di qualsiasi perdita.

Totti disse nel discorso dell’addio:

In questa Roma non mi hanno mai fatto partecipare alle decisioni

Un club che non valorizza la propria identità perde anche il suo popolo.

Lo stadio mai fatto

Dal 2012 a oggi sono presenti tre progetti e zero mattoni. Tor di valle, Pietralata e ora un altro progetto fermo ai render.

Nel frattempo tra le parole e promesse di uno stadio, la Roma perde tra 25-30 milioni l’anno rispetto ai club con impianto di proprietà.

La Juventus, con l’Allianz stadium, ha portato i ricavi da 11 a 70 milioni annui. Se la Roma rimane in “affitto”, il club rimarrà finanziariamente dipendente e le possibilità di crescità sono molto deboli.

Conclusione

La Roma non è maledetta: si è costruita da sola la propria gabbia.
Finché cambierà dirigenti come figurine, venderà i migliori per respirare e vivrà di slogan invece che di programmazione, resterà ferma lì: una grande promessa mai mantenuta.

Eppure ha tutto: città, passione, identità, potenziale.
Serve una sola decisione concreta: basta cercare l’eroe, si costruisce una struttura.
Stabile, competente, continua.

Di Omar.

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Napoli, accadde oggi: finale folle al Sant’Elia

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Marek Hamsik

Oggi, 18 anni fa, il Napoli faceva visita al Cagliari per la 20a giornata della Serie A 2007/08. Una partita ricordata per i folli minuti di recupero.

La prima stagione in Serie A del Napoli dell’era De Laurentiis é senza dubbio positiva. Nonostante qualche risultato negativo nell’inizio della seconda metà della stagione, Lavezzi e compagni chiudono con un ottimo ottavo posto.

Il 27 gennaio 2008, il girone di ritorno del Napoli si apre al Sant’Elia contro il Cagliari fanalino di coda. Entrambe le squadre sono alla ricerca della vittoria che manca da diverso tempo. I Partenopei non vincono dal 9 dicembre 2007 (Napoli-Parma 1-0), i sardi dal 30 settembre 2007 (Cagliari-Siena 1-0).

Cagliari-Napoli, 27 gennaio 2008

Cagliari, Napoli

Reja é costretto a rinunciare a Iezzo per infortunio, al suo posto gioca Gianello. Convocati anche i giovani Biagio Del Giudice e Mario D’Urso. In attacco c’è la solita coppia Zalayeta-Lavezzi.

I primi 45 minuti vedono gli ospiti creare più occasioni, senza però rischiare di sbloccare il risultato tranne in un’occasione. I tentativi di Lavezzi, Gargano e Zalayeta non creano particolari problemi a Storari che blocca tranquillamente il tiro dell’uruguaiano ex Juventus. La migliore occasione dei Partenopei capita ad Hamsik: lo slovacco la passa a Lavezzi che entra in area prima di restituirla ad Hamsik che si trova davanti alla porta, ma Storari riesce a respingere il suo tiro.

Nel secondo tempo gli uomini di Reja riescono a passare in vantaggio. Cross dalla sinistra di Bogliacino, Hamsik é il primo ad arrivare sul pallone e a segnare di piatto, 0-1 (58′). Il Cagliari, però, non ci sta e prova in tutti i modi a pareggiare l’incontro. Prima chiede un rigore per un tocco di braccio di Zalayeta, poi Foggia (entrato dalla panchina) sfiora un gran gol in semi rovesciata, tentativo bloccato da Gianello.

Nei minuti finali é un vero e proprio assedio da parte del Cagliari che colpisce ben due volte la traversa, prima con Fini poi con Foggia. Gianello compie anche una grandissima parata su un altro tentativo dell’attaccante classe 83. Vengono assegnati 4 minuti di recupero, e ad 1 minuto e mezzo dallo scadere del recupero arriva il gol del pareggio: tiro da fuori di Jeda, Gianello non trattiene, Matri é il primo ad arrivare sul pallone e a mettere il pallone in rete, 1-1. Il Sant’Elia é una bolgia, ma non é finita.

I padroni di casa ottengono un calcio di punizione poco prima del fischio finale. Cross di Foggia, Conti riesce a colpire il pallone di testa, battere Gianello, e completare una rimonta a dir poco assurda del Cagliari che può ancora sperare nella salvezza. Beffato invece il Napoli che paga l’essersi chiuso troppo in difesa sul vantaggio.

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Napoli, con il Chelsea uno snodo chiave: in gioco anche il mercato

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Dopo la deludente sconfitta contro la Juventus, per il Napoli è già tempo di guardare alla sfida con il Chelsea: una vittoria può cambiare la stagione.

In casa Napoli c’è tanta amarezza dopo la sconfitta contro la Juventus, che ha fatto scivolare gli azzurri a -9 dalla vetta e ha certificato un momento complicato, aggravato da un’emergenza infortuni che sembra non finire mai. 

Non c’è però tempo per leccarsi le ferite, perché all’orizzonte c’è una sfida che può cambiare tutto. Contro il Chelsea, in Champions League, i partenopei si giocano l’accesso agli spareggi, diventati ora fondamentali per dare un senso a una campagna europea fin qui estremamente deludente.

Passare il turno permetterebbe di rendere meno pesanti i risultati negativi dell’ultimo periodo e di ritrovare fiducia in un momento delicatissimo della stagione.

Napoli

SCOTT MCTOMINAY RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Napoli, Champions e mercato si intrecciano

La partita con i Blues pesa però anche fuori dal campo. La qualificazione agli spareggi darebbe al club azzurro margine per guardare al mercato con un filo di ottimismo in più, pur restando l’obbligo di operare a saldo zero. 

Con il passaggio del turno, il Napoli potrebbe provare a muoversi per un colpo importante in attacco, anche se le difficoltà restano enormi visti i tempi stretti. In cima alla lista c’è sempre Lookman, ma l’Atalanta difficilmente aprirà a una formula simile a quella vista per Giovane con l’Hellas. 

Intanto si monitorano anche profili per la fascia destra come Juanlu Sanchez e Niccolò Fortini, e nelle ultime ore c’è stato anche un ritorno di fiamma per Radu Drăgușin per rinforzare la difesa. 

La sensazione, però, è chiara: fino a mercoledì difficilmente si muoverà qualcosa. Molto della stagione del Napoli passa dalla notte contro il Chelsea, in cui gli uomini di Conte dovranno davvero gettare il cuore oltre l’ostacolo.

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Lazio, Maldini porta soluzioni: ecco come potrebbe giocare con Sarri

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Monza, Atalanta, Maldini, Lazio

La Lazio si prepara ad accogliere Daniel Maldini. L’ormai ex Atalanta può diventare una risorsa chiave in più ruoli con Sarri.

Nelle ultime ore la Lazio ha chiuso il quarto acquisto di questa sessione di mercato. Daniel Maldini arriva dall’Atalanta in prestito con diritto di riscatto, che potrà trasformarsi in obbligo in caso di qualificazione alle coppe europee. 

Un’operazione che può rappresentare una grande occasione per il figlio d’arte, che a Bergamo non è riuscito a trovare la continuità sperata. In una Lazio che, soprattutto in avanti, ha poche armi a disposizione, Maldini può portare qualità, imprevedibilità e soluzioni, elementi di cui Sarri ha un disperato bisogno.

Lazio

DANIEL MALDINI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Lazio, dove può giocare Maldini

Sulla carta partirebbe come vice-Zaccagni, ma la sua duttilità apre a diversi scenari tattici. Maldini può agire da esterno su entrambe le fasce, ma anche da falso nove all’occorrenza. Non è da escludere nemmeno un impiego sulla trequarti in un 4-2-3-1, probabilmente il ruolo in cui può esprimersi al meglio. E chissà che Sarri non pensi anche a un utilizzo più interno, da mezzala offensiva, per sfruttarne tecnica e inserimenti. 

Maldini arriva a Roma con grande voglia di dimostrare e la convinzione di potersi rilanciare: lavorare con Sarri potrebbe essere il passo giusto per crescere e provare a riconquistare la Nazionale.

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