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Roma, Gasperini: “Dovbyk deve restare concentrato. Avrei voluto una rosa più completa. Su Dybala…”

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Roma

 Il neo allenatore della Roma, Gian Piero Gasperini, ha parlato in conferenza stampa per presentare la sfida contro il Bologna di domani.

Tutto pronto per il debutto della nuova Roma di Gian Piero Gasperini, il tecnico ex Atalanta ha infatti parlato ai microfoni in conferenza stampa per parlare della situazione in vista della gara di domani in programma alle 20:45 allo stadio Olimpico contro il Bologna.

Roma

GIAN PIERO GASPERINI PERPLESSO CON LE MANI IN TESTA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Roma, le parole di Gasperini

In seguito le parole del tecnico giallorosso:

Sull’esordio
“Ho letto stamattina che domani sarà la mia seicentesima partita. Per me, che non guardo molto le statistiche, è stata sicuramente una grandissima sorpresa. Non poteva esserci occasione migliore per raggiungere questo traguardo: la prima di campionato, una nuova esperienza con la Roma, in uno stadio pieno di gente. Sicuramente è qualcosa di straordinario. La squadra arriva con tanta voglia di fare. Domani sarà un biglietto da visita: dietro di noi c’è tanta passione, tanti tifosi, tanti abbonati. Giochiamo contro una squadra che negli ultimi anni si è confermata tra le migliori del campionato, ben preparata e solida. Sarà una bellissima prima di campionato”.

Su Bailey e la condizione di Dybala
Bailey, incredibile, sono veramente dispiaciuti. Un infortunio, anche per la sua gravità, in una situazione davvero difficile da spiegare. C’è anche un video dell’episodio. Peccato, peccato davvero, perché al di là dell’immediatezza della partita – che non so quanto avrebbe potuto aiutare, ma probabilmente sì – pesa soprattutto l’entità dell’infortunio, avvenuto in un gesto assolutamente consueto. Sul mercato le trattative non so che durata possano avere, siamo ormai nella fase finale e tutto diventa molto imprevedibile. Io però guardo alla partita con il Bologna, guardo all’inizio del campionato. Per quanto riguarda Paulo, è rientrato ormai da dieci giorni e secondo me è sulla strada giusta. Era partito bene in preparazione, poi ha dovuto fermarsi qualche settimana, ma adesso ha ripreso e sta facendo tutto. Anticipo anche un aspetto legato alla formazione: secondo me non può ancora giocare 90 minuti, quindi o parte dall’inizio o entra a gara in corso”.

Rosa più completa
“Indubbiamente sì, soprattutto per un allenatore nuovo che magari arriva e vorrebbe portare altre idee. Però devo dire che con i ragazzi con cui abbiamo lavorato abbiamo fatto bene: hanno passato un mese e mezzo insieme e, tra quelli che erano già presenti dall’inizio, sicuramente abbiamo fatto tanto. Gli altri sono arrivati un po’ alla spicciolata, qualcuno prima, qualcuno dopo, poi c’è stato anche uno stallo. Certo, tutti noi vorremmo sempre poter partire con una squadra definita, con una rosa completa, per sfruttare al meglio il periodo di preparazione. Ma ormai questo sembra essere diventato un po’ un’utopia per tutti”.

Sulle rassicurazioni
“Ti fai delle indicazioni, ti dai dei propositi, no? Poi c’è la realizzazione. Quelli sono sempre molto validi, sempre molto riconosciuti in ogni riunione che facciamo. Poi però la realizzazione può avere tempi diversi e bisogna vedere anche quanto si riesce a fare”.

Su Dovbyk
“Non lo so, non ho la sfera di cristallo per capire cosa succederà in questi dieci giorni. Io sono qui, oltre a domani, dopo di che è convocato, come tutti quelli che lo sono in questo momento. Io penso sempre a guardare avanti e domani credo che ci attenda un bel momento, l’inizio del campionato. Dovbyk, insieme agli altri ragazzi convocati, deve avere la massima concentrazione davanti al nostro pubblico per la prima volta quest’anno. È vero che queste date di mercato possono portare a ritrovarti un giocatore contro due volte, oppure ad averlo e poi rivederlo dall’altra parte. Quello che succederà nei prossimi dieci giorni lo vedremo”.

Lei fece quel discorso sulla musica
“Non era su Dovbyk.  In generale, nel calcio ci sono dei tempi, un po’ come nella musica. Vale per chiunque giochi a calcio, e i giocatori di maggiore qualità sono indubbiamente quelli che hanno il tempo giusto, come nella musica. Chi entra un po’ prima o un po’ dopo corre il rischio di steccare. Ma questo vale anche in un’azione, in una qualsiasi situazione di gioco. Ma l’avete portata su Dovbyk, poverino”.

Rosa migliore dello scorso anno
“Per me, sono due ottimi strumenti, diversi tra loro. Entrambi sembrano essere cresciuti rispetto all’inizio della stagione, sia sul piano dinamico che fisico. Se la Roma di oggi è più forte lo dovremo capire, perché della Roma di prima abbiamo dei parametri, mentre questa ha appena iniziato a giocare ed è sicuramente molto diversa. Se guardiamo l’ultima formazione scesa in campo a Torino, a fine maggio, rispetto a quella oggi sono passati tre mesi: ci sono tre titolari che non ci sono più, 6-7 giocatori in panchina che non ci sono più. In totale una decina di calciatori hanno lasciato, mentre ne sono arrivati cinque, di cui uno purtroppo si è fatto male subito. Parlo ovviamente dei giocatori di movimento. È una Roma diversa, anche nei numeri: basta fare il confronto per accorgersene. Se sarà più forte, me lo auguro, ma non posso dirlo adesso. Lo scopriremo strada facendo, quindi cerchiamo di capirlo insieme”.

Su Pellegrini ed El Aynaoui
“Le soluzioni sono quelle: una o l’altra. Abbiamo due o tre opzioni, tra cui anche questa. Su Pellegrini mi sembra che stia recuperando ed è vicino al rientro. Io sono arrivato che lui era già infortunato, quindi non ha mai potuto allenarsi con la squadra. Non so perché questa domanda venga sempre fatta a me e non al giocatore o alla società. Quello che ho visto io con Pellegrini è che la situazione non è così chiara: è evidente che la società non ha intenzione di allungare il contratto ed è altrettanto evidente che lui ha bisogno di giocare per ambire alla Nazionale e ai suoi obiettivi personali. Non sono io la persona più indicata per parlarne, però visto che me lo chiedete cerco di rispondere. Ho ereditato questa situazione e provo a chiarirla, perché in tutte le interviste mi mettete in mezzo a questa vicenda. Non so se per fare polemica il giocatore si esponga in un certo modo, ma io non voglio farne. Risolveranno: a me sembra che, se lui trova una situazione adeguata, sia contento di andare via, e lo sarebbe anche la società. Però trovare la soluzione giusta non è semplice e per questo siamo in una fase di stallo. Non mi pare di dire nulla di nuovo o di scoprire l’acqua calda: questa è la realtà della situazione».

Sui nuovi arrivati
“Sono i profili su cui la Roma ha pensato di ricostruire o di costruire il proprio futuro. Sono tutti ragazzi giovani. Il più vecchio è Neil, che ha 24 anni. Ghilardi è un 2003, Wesley un 2003, Ferguson un 2004, tutti di 21-22 anni. Sono giocatori giovanissimi con esperienze diverse. Sono due profili. Mi piace lavorare su di loro, su tutti, ma in prospettiva sicuramente sì. Arrivano da momenti diversi: ad esempio Wesley arriva da 30 partite di fila in Brasile, perché la stagione è diversa. Ferguson arriva da molto tempo in attività. Ghilardi ha saltato tutta la preparazione e l’ha iniziata quando è venuto da noi. El Aynaoui mi sembra un po’ più in condizione anche nelle partite. Penso che si possa lavorare bene”.

Sul modulo
“Non è una questione che riguarda i nostri giocatori, è semplicemente un adattamento, una situazione che si può avere nei confronti di un avversario, a seconda anche di come si schiera e di chi utilizza. Io credo che per me l’ideale sia che la nostra squadra abbia sempre la capacità di poter giocare almeno due moduli disinvoltamente, senza grandi problemi. Quindi, anche nell’arco della stessa gara, poter passare da una situazione all’altra in modo chiaro e comprensibile soprattutto per i giocatori. Certo, ci vogliono delle partite: più giochi e più assimili concetti, più assimili la facilità di poter avere questa duttilità”.

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Inter, l’attacco che cambia volto: la forza del turnover firmato Chivu

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Giancarlo Ratti

Inter – Niente coppia fissa accanto a Lautaro, ma risposte continue da Thuram, Bonny ed Esposito. Ecco come i nerazzurri inseguono un finale di stagione diverso.

L’Inter di Cristian Chivu ha trovato una nuova chiave offensiva: ruotare, cambiare, sorprendere. Una rivoluzione silenziosa rispetto alle fatiche di un anno fa, quando Arnautovic e Correa non riuscivano a garantire continuità. Oggi, invece, chiunque venga chiamato in causa risponde presente. E non è un dettaglio per una squadra ancora in corsa su tutto: prima in campionato, agli ottavi di Champions League e in semifinale di Coppa Italia dopo il 2-1 al Torino di ieri sera.

Il punto fermo resta Lautaro Martinez. Alterna picchi altissimi a qualche passaggio a vuoto, soprattutto nei big match, ma per l’Inter è molto più di un centravanti: è capitano, leader, simbolo. Il volto della squadra. Accanto a lui, però, non c’è più una spalla fissa. E forse è proprio questa la forza dell’Inter 2025-26.

Inter

LAUTARO MARTINEZ LANCIA IL PALLONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Inter, il segreto di Chivu

Chivu, a differenza delle stagioni passate, non ha mai davvero scelto una coppia titolare. Thuram, Bonny ed Esposito si alternano senza gerarchie rigide, in base al momento, alla partita, alle energie. Un approccio che sta pagando. A Monza, contro il Torino, sono partiti Bonny e Thuram: il primo ha sbloccato la gara di testa su cross di Kamate, il secondo ha lasciato il segno con un assist perfetto per Diouf. “Le frères”, li ha chiamati l’Inter sui social, fotografando una sintonia che va oltre il tabellino.

Segnali incoraggianti anche da chi aveva rallentato. Thuram sta ritrovando continuità dopo una prima parte di stagione brillante e qualche stop di troppo; Bonny continua a crescere; Esposito, alla prima stagione in Serie A,  segna molto di meno ma ha un rendimento complessivo più che positivo.

I numeri raccontano una concorrenza vera: 11 gol e 5 assist per Thuram, 7 gol e 6 assist per Bonny, 3 reti e 4 assist per Esposito. Vince il francese sul piano statistico e per curriculum, ma il campo dice altro: Chivu non cerca un vincitore. Cerca risposte. E le sta trovando da tutti.

Con il calendario che si infittisce e le partite che pesano sempre di più, il turnover non è più un rischio ma una necessità. E questa Inter, capace di cambiare senza perdere identità, vuole arrivare in fondo. Stavolta, fino all’ultimo giorno.

 

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Verona, é caccia al sostituto di Paolo Zanetti

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Hellas Verona

Il Verona si affida a Paolo Sammarco come traghettatore dopo l’esonero di Zanetti. Nel frattempo il club veneto é alla ricerca del sostituto.

Era solo una questione di tempo l’esonero di Paolo Zanetti vista la situazione disastrosa del Verona in campionato. I gialloblù si trovano ultimi a 14 punti, con 2 vittorie, 8 pareggi, 13 sconfitte, 18 gol fatti e 41 subiti (7 nelle ultime 2 partite).

Per la prossima partita di campionato contro il Pisa ci sarà Paolo Sammarco seduto sulla panchina gialloblù. L’attuale allenatore della Primavera guiderà Orban e compagni da traghettatore in attesa di sapere chi sarà il sostituto di Zanetti. Da ricordare che il Pisa é a pari punti con i gialloblù e, come loro, ha appena cambiato allenatore.

Verona, chi al posto di Zanetti? D’Aversa verso il no, idea Pagliuca

Verona

ROBERTO D’AVERSA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

 

Come riportato da Hellas Live, uno dei candidati a sostituire Zanetti sulla panchina gialloblù era Roberto D’Aversa, Tuttavia, l’ex tecnico di Parma, Sampdoria, Lecce ed Empoli non sembra intenzionato ad accettare la proposta del club scaligero.

Sullo sfondo c’é anche il nome di Guido Pagliuca, ex tecnico di Juve Stabia ed Empoli, contattato dal Verona. Tuttavia, non va esclusa la possibilità che potrebbe essere proprio Sammarco ad allenare il club veneto fino alla fine della stagione. Come andrà a finire?

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Serie A

Roma, Gasperini: “Mancata precisione e fortuna: ma questo gruppo non molla”

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Roma

Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini commenta nel post gara la sconfitta arrivata per 1-0 sul campo dell’Udinese.

Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine della sfida contro l’Udinese, che ha visto i capitolini soccombere per 1-0. I giallorossi non sono riusciti a rispondere alle vittorie di Juventus e Napoli. 

Roma, le parole di Gasperini

Analisi.

“Indubbiamente non è facile. Ci sono mancate giocate precise negli ultimi metri e un po’ di fortuna nel finale. Anche il gol preso, sintomo di una serata non fortunata. Ma questa è una squadra che da queste gare esce a testa alta e trova la forza per migliorarsi sempre”.

Passo indietro.

“Era una partita molto chiusa, anche loro hanno effettuato solo due tiri dalla distanza. Penso che sia difficile per tutte le squadre e non solo per noi. Una partita tecnicamente non bella. Quando porti 4, 5, 6 uomini dentro l’area per me sono occasioni. Penso che abbiamo fatto molto di più. Condivido l’analisi sul carattere e sulla gara. Questi sono campi difficili, con gli episodi si vince e si perde”.

Mercato.

ESULTANZA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il mercato si è chiuso, ora abbiamo questi 4 mesi: non pensavo di sicuro di incontrare tutte queste difficoltà nell’inserire calciatori che cerchiamo da questa estate. Sono arrivati comunque Malen e Zaragoza, poi ragazzi giovanissimi. Cercheremo di fare il massimo”.

Rimpianti?

“No, no. Sono state fatte decine di nomi. Sono molto contento che poi in pochissimo tempo si sia creata la possibilità di Malen e poi di Zaragoza. Poi, dopo, nel mercato di gennaio mi rendo conto che non è mai facile. Però è andata così: questi due calciatori ci aiuteranno. Poi sono arrivati Vaz e Venturino, ma rappresentano il futuro, non possiamo pretendere siano competitivi subito per livelli alti. L’importante è non avere infortuni, dobbiamo recuperare Koné e Dybala e chi è ancora fuori. Dobbiamo continuare il percorso, questo gruppo non molla”.

Sei d’accordo con Conte sul numero di partite?

“Le partite fan parte di questo sistema. Le competizioni aumentano e ci sono sempre più partite. L’unico aspetto negativo sono questi infortuni che capitano, 90% delle volte in partita e non in allenamento. C’è sicuramente una motivazione. Nel gioco del calcio ti fai male, da sempre, gli infortuni sono sempre stati questi, dai flessori ai quadricipiti ai polpacci. Dalle ginocchia alle caviglia. Non si è mai riusciti a dimezzare i tempi, ci sono diagnosi molto più precise e talvolta eccessive che fermano i calciatori per molto meno. Le tante partite sono volute dalla tv, dalla gente. Poi dopo i rischi sono questi. Non c’è una scienza esatta”.
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