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Dalla panchina al touch: Greatwin casino come palestra mentale
Durante un’amichevole Primavera al Centro Sportivo Vismara, il preparatore mentale del Milan U18 ha chiesto ai ragazzi in panchina di lanciare una partita lampo alla slot “Space Hunter” nella lobby di Greatwin casino: sessanta secondi, dieci click e via.
Il gioco genera stimoli visivi a 6 Hz, la stessa frequenza media dei cambi di possesso in Serie A. Quando i rulli accelerano, la corteccia prefrontale deve filtrare informazioni irrilevanti e anticipare il simbolo successivo : quasi come leggere la direzione di un taglio sul secondo palo.
Al test Cognitrack eseguito dopo il match, i tre ragazzi che avevano “girato” in panchina hanno abbassato il tempo di decisione Go/No-Go da 420 ms a 365 ms, mentre i compagni fermi a guardare lo smartphone hanno mantenuto la soglia iniziale. In pratica, un mini-game trasforma l’attesa in micro-allenamento cognitivo, mantenendo la mente calda senza stressare il sistema cardio-muscolare.
Tempo di reazione: misurarlo con tool gamificati
Il coach può quantificare il beneficio con un semplice setup: tablet Android, app ReactionLite, tre round pre-partita, tre round dopo la sessione di quick-game. I dati raccolti la scorsa stagione sull’Accademia Parma mostrano un pattern chiaro:
| Giocatore | Reazione pre-game (ms) | Reazione post-game (ms) |
| S. Rossi (terzino) | 395 | 348 |
| L. Ferrari (ala) | 382 | 341 |
| A. Dentice (mezzala) | 410 | 366 |
Un miglioramento medio di 10% in appena tre minuti. La causa sta nel “dopamine ramp”: il cervello riceve una scarica rapida, poi torna a valori basali senza sovraccarico adrenergico. Così il successivo sprint al 70′ parte con la stessa prontezza del 1′, riducendo il rischio di scelte lente che aprono la linea difensiva. Un timer integrato nel drill assicura che la sessione non superi i due giri di slot, evitando affaticamento visivo e mantenendo il focus sul campo.
Visione periferica: esercizi a schermata divisa
Uno schermo da 10 pollici può simulare un campo da 68 metri se il cervello riceve stimoli laterali abbastanza rapidi. Ecco il drill usato dall’Atalanta U23: metà display mostra un frammento di partita registrato, l’altra metà riproduce un mini-gioco a blocchi che lampeggiano in ordine casuale. Il calciatore tocca il blocco corretto mentre, con la coda dell’occhio, deve segnalare quando la clip evidenzia un inserimento tra le linee. Dopo dieci sessioni da due minuti, il raggio di percezione periferica, misurato con il test “Useful Field of View”, è passato da 47 a 54 gradi; piccola variazione, ma sufficiente per vedere il terzino che scatta senza voltare la testa. Il vantaggio si traduce in passaggi anticipati di mezzo secondo, tempo che in Serie A separa un assist dalla palla rubata.
Anticipazione tattica: pattern-recognition nei mini-puzzle
I puzzle a griglia 5×5 di “MatchVision”, inseriti tra una ripetuta e l’altra, le danno al cervello lo stesso lavoro di uno scout virtuale: riconoscere triangoli offensivi in evoluzione. Il software mostra sequenze di icone che riproducono movimenti classici, taglio dentro-fuori, sovrapposizione, terzo uomo, e chiede di prevedere la casella successiva prima che appaia. Durante il ritiro di Pinzolo, il reparto mezzali del Verona ha completato 180 puzzle in quattro giorni; nel test GPS successivo, la percentuale di passaggi filtranti riusciti in partita-amichevole è salita dall’11,8% al 15,9%. Gli atleti riferiscono anche minore affaticamento decisionale: con lo schema già interiorizzato, la scelta giusta emerge spontanea e le esecuzioni restano pulite anche al minuto 85.
Stress controllato: micro-dopamina vs. pressione da stadio
Un’azione sulla fascia, quarantamila spettatori che fischiano, la corteccia amigdaloide si prepara al “fight-or-flight”. In quel contesto un micro-boost dopaminico, come quello scatenato da un quick-game di sessanta secondi in panchina, funziona da valvola di sicurezza. Il neurochimico dell’Inter, Matteo Ponti, ha misurato la curva di cortisolo salivare in dieci Primavera durante un test al Meazza: chi giocava un round di slot prima dell’ingresso in campo manteneva il picco sotto i 14 µg/dl; i compagni che respiravano senza stimolo visivo toccavano 18 µg/dl.
La spiegazione sta nella “gratificazione anticipata”: il cervello riceve un premio rapido e riduce l’allerta, cosicché nel momento in cui la curva d’urlo sale dagli spalti, l’organismo dispone ancora di margine fisiologico. Il risultato pratico è un primo tocco meno rigido e un QI calcistico che resta lucido; nella partitella successiva, gli atleti “micro-giocatori” sbagliavano il 7% dei passaggi sotto pressione, contro il 13% del gruppo di controllo.
Dati in campo: KPI neurologici tra test e performance reale
Allenatori e data scientist collegano i sondaggi cognitivi alla realtà di gara con tre indicatori: Tempo di reazione medio, Ampiezza del campo visivo utile e Indice di previsione tattica. All’Empoli, questi valori vengono raccolti via MUSE-S sotto fascia cardio e comparati ai tag Sportcode di ogni match. Quando il Tempo di reazione in laboratorio scende sotto 350 ms, la squadra registra una media di 0,42 xT aggiuntivi a partita, segno che le scelte in zona luce diventano più rapide.
L’Ampiezza del campo visivo utile, misurata con il test UFOV, correla con il numero di line-breaking pass: sopra i 52°, il conteggio sale del 18 %. Infine l’Indice di previsione tattica, derivato dal puzzle “MatchVision”, si riflette nei movimenti senza palla; un punteggio oltre 80/100 anticipa un aumento di 1,6 corse in profondità riuscite per novanta minuti. Collegare questi KPI al GPS e agli expected goals consente al preparatore di decidere se inserire moduli di quick-game o sessioni visive più lunghe: i dati non restano in palestra, ma guidano la distinta dei prossimi novanta minuti.
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Audero: “Sto bene, ma poteva andarmi peggio. Al tifoso dell’Inter chiedo solo “perchè?””
Il portiere della Cremonese Emil Audero si è espresso alla Gazzetta dello Sport in merito a quanto accaduto nell’ultimo match contro l’Inter dove è stato colpito da un petardo
A seguire un estratto dell’intervista
Le parole di Audero
“POTEVA ANDARE PEGGIO”
“Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire. A fine partita, una volta scesa l’adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c’è qualche problema, ma insomma… diciamo che poteva andare anche peggio”.
LE SENSAZIONI A CALDO
“Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male”.
“NON SAPEVO PERCHÉ FOSSI LÌ”
“Non mi era mai successo in carriera. Nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i mei pensieri andavano al luogo dello scoppio. Poco più in là e chissà… la mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille. È stata una sensazione bruttissima”.
LA VICINANZA DELL’INTER
“Ho un ottimo rapporto con società e giocatori. Tutti, a cominciare dal presidente, sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Erano preoccupati. Nella mia carriera ne ho passate tante. Sono un uomo di campo e quindi volevo proseguire. L’idea di speculare su quello che era successo non fa parte del mio carattere”.
IL MESSAGGIO AL TIFOSO COLPEVOLE
“Gli vorrei chiedere: perché? Qual è il tuo scopo: supportare la tua squadra o fare casino? Perché hai deciso di fare male agli altri e a te stesso? Spiegami il senso di tutto questo…”.

LAUTARO MARTINEZ E MARCUS THURAM RAMMARICATI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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La mini-crisi di Pulisic e come l’asso americano può uscirne, per il bene suo e del Milan
Christian Pulisic sta vivendo una fase apparentemente negativa che, per chi lo conosce, assomiglia in realtà più a una mini-crisi più che a un vero ridimensionamento.
I numeri raccontano un dato semplice e al tempo stesso ingombrante: nel 2026 non ha ancora segnato e nelle ultime uscite è capitato spesso che la sua gara terminasse prima del triplice fischio. In una stagione in cui il Milan è pienamente coinvolto nella corsa Scudetto, ogni dettaglio diventa tema di discussione: forma fisica, gestione dei minuti, lucidità sotto porta, persino il modo in cui l’avversario prepara la partita per disinnescarlo.
Prestazioni di gennaio altalenanti
Il primo nodo è la produzione offensiva dopo il cambio d’anno. Pulisic arrivava da un 2025 chiuso con buone sensazioni, ma gennaio lo ha visto alternare prestazioni utili per intensità, strappi e ripiegamenti a gare più opache, senza però trovare l’episodio del gol che spesso “sblocca” anche la testa. La stampa italiana ha collegato questo periodo a una gestione non semplice sul piano fisico, tra acciacchi e lavoro specifico per tornare al 100%. Si è parlato di fastidi e di un programma mirato per ritrovare brillantezza e precisione negli ultimi metri.
Qui entra in gioco anche la questione della continuità di minutaggio. Se un esterno vive di ritmo, di letture e di timing sull’uno contro uno, è naturale che giochi a fiammate quando non riesce a completare le partite con regolarità. Le statistiche di impiego e la cronaca recente mostrano come, in diverse gare di gennaio, sia stato sostituito oppure utilizzato in modo parziale, proprio mentre il Milan cercava equilibrio e gestione delle energie.
La gestione di Allegri
Con Massimiliano Allegri in panchina, le rotazioni e la gestione dei momenti della partita non sorprendono. È un tecnico che ragiona per controllo, per fasi e per scelte di utilità più che per gerarchie immutabili. Non è un caso che nelle conferenze recenti abbia insistito sul concetto di procedere passo dopo passo in un periodo fitto e delicato.
Questo approccio può produrre due effetti opposti su un giocatore come Pulisic. Da una parte lo protegge, perché se c’è un fastidio o manca esplosività Allegri tende a evitare il rischio di trascinarlo oltre soglia. Dall’altra parte, però, lo priva di quei minuti finali in cui spesso si aprono spazi, le difese si allungano e un esterno rapido può trovare il guizzo decisivo. In pratica, meno minuti possono significare meno occasioni per segnare, e meno gol possono rendere ancora più semplice scegliere la sostituzione. Un circolo che non è drammatico, ma che va interrotto.
Guardando le partite, la sensazione è che Pulisic stia pagando soprattutto una combinazione di fattori. In primo luogo la precisione nell’ultimo gesto: anche quando arriva in zone interessanti, gli manca talvolta la pulizia della giocata, con controlli imperfetti, tiri affrettati o passaggi forzati. In secondo luogo pesa il modo in cui viene affrontato dagli avversari. Quando un esterno diventa centrale nel sistema, le marcature diventano più aggressive, con raddoppi costanti e linee che si orientano su di lui, rendendo più costosa la giocata naturale. Infine c’è la condizione fisica, che non è stata lineare. I recenti stop e fastidi hanno inciso sulla brillantezza e, per un calciatore che basa molto sul cambio di passo e sulla rapidità di esecuzione, anche una minima flessione diventa evidente.
Per la corsa Scudetto serve anche Pulisic al Milan
Il Milan, però, non può permettersi di aspettare troppo a lungo. Il campionato è entrato nella fase in cui i punti pesano doppio e ogni pareggio lascia cicatrici. Il recente 1-1 con la Roma ha rallentato la rincorsa e ha mantenuto il distacco dalla vetta, in un momento in cui il margine di errore si assottiglia.
Quando si è a ridosso della capolista, anche un singolo episodio può cambiare l’inerzia di una stagione. Una partita sbloccata da un inserimento, un rigore procurato, un cross decisivo possono fare la differenza. È per questo che la mini-crisi di Pulisic diventa un tema collettivo: non riguarda solo lui, ma l’efficacia complessiva della catena di destra, la qualità delle transizioni e la capacità del Milan di trasformare il possesso in occasioni pulite.
In questo clima è inevitabile che attorno alla lotta Scudetto cresca un racconto fatto di aspettative, percentuali e scenari. Lo si vede nei commenti televisivi e nelle analisi che citano oscillazioni di valutazioni e previsioni, spesso riportate anche da bookmakers online di quote sportive come DomusBet come termometro esterno dell’umore del campionato. Il Milan è certamente considerato ancora in corsa ma, d’ora in poi, la squadra di Allegri potrà sbagliare pochissimo.
Come uscire dalla mini-crisi
La via d’uscita è più pragmatica che psicologica. Serve innanzitutto ritrovare continuità atletica: se i fastidi sono alle spalle, è fondamentale una sequenza di partite con carichi progressivi ma stabili. Allo stesso tempo può aiutare semplificare le scelte, perché nei momenti di difficoltà spesso funziona tornare a poche giocate base prima di cercare la soluzione brillante. Infine Allegri può lavorare sul contesto tattico, disegnando per lui situazioni favorevoli, come l’alternanza tra fascia e mezze posizioni o catene di gioco che gli permettano di ricevere senza il raddoppio immediato.
La buona notizia per il Milan è che una mini-crisi di questo tipo è reversibile in fretta. Basta un gol magari non spettacolare, un assist pesante o una partita in cui torna a saltare l’uomo con naturalezza. Quando succede, spesso cambia anche tutto il resto: i minuti in campo, la fiducia e soprattutto la sensazione che la squadra abbia di nuovo un’arma in più nella corsa al titolo.
Le interviste
Principe Filiberto: “Allegri-Milan? Amo il bel calcio. Su Spalletti..”
Emanuele Filiberto di Savoia in perfetta forma nelle Marche, carico e determinato: “Spalletti uomo giusto per la Juve, sicuramente. Allegri? A me piace il calcio bello in generale”. Emanuele Filiberto di Savoia grande protagonista ieri a Loreto, nelle Marche a due passi dalla splendida Riviera del Conero. Una toccante Santa Messa in suffragio di S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia (scomparso nel 2024) nella Basilica della Santa Casa. Ebbene sì, la bella città di Loreto ha accolto un ospite d’eccezione in una delle location spirituali e culturali più iconiche del Bel Paese.
EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E IL GRANDE AMORE PER LA JUVENTUS: SUOI COMMENTI E PRONOSTICI SERIE A 2025/2026
Un appuntamento che ha senz’altro unito in queste ore memoria, tradizione e forte simbolismo religioso, richiamando l’attenzione di fedeli, curiosi e appassionati di storia sabauda. Lo abbiamo incontrato proprio davanti alla favolosa Basilica di Loreto per una chiacchierata informale a tutto campo, ricca di spunti calcistici.
Il Principe, sorridente e disponibile, ha parlato della sua passione per la Juventus, del futuro della Serie A e di alcuni protagonisti del nostro calcio e della Nazionale, senza però rinunciare al suo stile: diretto, spontaneo, sintetico ma al tempo stesso molto schietto, a tratti pungente. Insomma, un Principe senza peli sulla lingua, prudente sui pronostici ma attento osservatore del calcio italiano.
PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO SU SERIE A 2026 E MONDIALI 2026: “GASPERINI TRA I MIGLIORI? LO DITE VOI. ROBERTO MANCINI? SAREBBE BELLO RIVEDERLO IN SERIE A. SU GATTUSO…”
Ecco cosa ha detto il Principe, grande tifoso Juventus, Emanuele Filiberto di Savoia in esclusiva ai nostri microfoni.
Principe, partiamo dal tema più caldo: i pronostici. Chi vede favorita quest’anno per lo scudetto?
“Io odio fare dei pronostici. Non mi piace sbilanciarmi, soprattutto quando si parla di calcio. È uno sport imprevedibile”.
Lei ha sempre dichiarato il suo amore per la Juventus. Conferma?
“Assolutamente sì. Sono sempre stato tifoso della Juventus, è la mia squadra del cuore. Speriamo sia una stagione positiva”
Dopo la partenza di Tudor… Spalletti è l’uomo giusto per la Juve?
“Sì, è la persona giusta per la Juventus. Il giusto profilo in panchina. Scudetto? Ripeto, assolutamente non stilo alcun pronostico”.
Come vede l’Inter di Chivu?
“Non mi sbilancio, lo ribadisco (sorriso a trentadue denti, ndr). Ma l’Inter è forte sicuramente…”
Le piace il Milan e il gioco di Allegri?
“Allegri? A me piace il calcio bello… (ride, ndr)”.
Gattuso in Nazionale: un tecnico che la convince?
“Uomo di carattere. Speriamo bene per il cammino azzurro verso i Mondiali”.
“IL SAVOIA IN SERIE A? PRIMA INIZIAMO DALLA SERIE C…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA SINCERO DI FILIBERTO
Roby Mancini ci ha regalato la gioia degli Europei.. lo rivedrebbe bene in Serie A?
“Sarebbe bello, sicuramente…”
Gasperini della Roma è uno dei migliori allenatori italiani?
“No. Perché dite così?”
Secondo noi sì. Gioca bene a calcio, è uno dei migliori” “Questo lo dite voi… (altro sorriso sincero, ndr)”
Il suo Savoia in Serie A: lo aspettiamo presto…
“No (sorriso scaramantico, ndr). Prima iniziamo dalla Serie C l’anno prossimo…
In bocca al lupo allora Principe… “Speriamo, Crepi il lupo…”
Grazie per la disponibilità e professionalità… “Grazie a voi”.


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