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Il vero impatto delle sponsorizzazioni nel mondo del pallone

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Il calcio. Non è semplicemente uno sport, è un linguaggio universale, un fenomeno di massa che catalizza passioni, unisce comunità e muove economie.

In questo universo pulsante, dove ogni partita è una narrazione e ogni gol un’emozione collettiva, esiste un elemento tanto discreto quanto fondamentale, una vera e propria linfa vitale che alimenta il sistema dalle fondamenta fino ai vertici più scintillanti: la sponsorizzazione.

Lungi dall’essere un mero accessorio commerciale, le partnership tra aziende e entità calcistiche rappresentano un pilastro imprescindibile, un motore poliedrico che genera valore economico, amplifica la visibilità e, non da ultimo, plasma l’impatto sociale dello sport più amato al mondo.

Cos’è la sponsorizzazione nel calcio: un patto strategico

Alla base, la sponsorizzazione sportiva, applicata al mondo del pallone, è un connubio commerciale ben definito: un’azienda, lo sponsor, decide di fornire un supporto, che può essere finanziario o sotto forma di beni e servizi, a un’entità calcistica – sia essa una squadra, un evento specifico come un torneo, o persino un singolo atleta di spicco.

In cambio di questo investimento, lo sponsor ottiene una contropartita cruciale: visibilità e l’associazione del proprio marchio ai valori, alle emozioni e al vasto pubblico che il calcio è capace di mobilitare. Non si tratta di semplice pubblicità, ma di un’intesa strategica che mira a creare un legame più profondo e duraturo.

I meccanismi attraverso cui questa visibilità si concretizza sono sotto gli occhi di tutti: il logo dello sponsor che campeggia sulle maglie da gioco, diventando quasi parte dell’identità visiva della squadra; i banner pubblicitari che colorano i bordi del campo e gli spalti degli stadi; l’inclusione del marchio nei materiali promozionali, dai manifesti ai contenuti digitali; la pubblicità diffusa durante la trasmissione degli eventi sportivi. Ogni spazio diventa una potenziale vetrina, ogni partita un’occasione per rafforzare la notorietà del brand sponsor.

Oltre il business: l’impatto sociale nel mondo del pallone e le sfide della responsabilità

Se il valore economico è evidente, non si può trascurare la profonda dimensione sociale che le sponsorizzazioni nel calcio portano con sé. Le aziende che scelgono di investire in questo sport, specialmente a livello giovanile e dilettantistico, non stanno solo facendo marketing, ma contribuiscono attivamente al benessere della collettività. Innanzitutto, diventano veicoli per promuovere uno stile di vita sano e attivo, associando il proprio nome ai benefici intrinseci della pratica sportiva, un messaggio potente in un’epoca che combatte sedentarietà e problemi correlati.

Inoltre, queste collaborazioni sono fondamentali per sostenere le comunità locali. Finanziare una squadra giovanile significa offrire opportunità di crescita, aggregazione e sviluppo di talenti nel proprio territorio. Questo tipo di impegno migliora sensibilmente la reputazione aziendale, creando un legame autentico e profondo con il pubblico, che percepisce lo sponsor non solo come un’entità commerciale, ma come un partner attivo nel tessuto sociale.

Il calcio sponsorizzato diventa così un potente catalizzatore di coesione: gli eventi sportivi diventano momenti di aggregazione, veicolando valori universali come il fair play, l’inclusività e il rispetto reciproco.

Tuttavia, proprio per la pervasività e l’influenza del calcio, emerge con forza il tema della responsabilità sociale nelle partnership. Un focus particolare meritano, ad esempio, le collaborazioni con settori dal forte impatto economico, come quelli del gioco e del betting, che hanno avuto una presenza significativa nel calcio.

Se da un lato il valore commerciale di tali accordi è innegabile per la sostenibilità finanziaria di molti club, dall’altro emergono rischi indiretti che non possono essere ignorati, legati a fenomeni delicati come la ludopatia. Qui, la partnership, se gestita con oculatezza e consapevolezza, può ribaltarsi in un’opportunità preziosa. Anziché essere un problema, può diventare un veicolo efficace per sensibilizzare il vasto pubblico del calcio al gioco sicuro e responsabile.

Promuovere messaggi di moderazione, consapevolezza dei rischi e rispetto delle regole, magari in linea con le normative vigenti e sotto l’egida di enti regolatori come l’ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), che vigila sulla corretta comunicazione nel settore e sulla tutela dei consumatori, trasforma una potenziale criticità in un’azione di valore sociale aggiunto.

I vantaggi tangibili: motore economico e cassa di risonanza mediatica

Accanto all’impatto sociale, i benefici più immediatamente percepibili delle sponsorizzazioni riguardano la sfera economica e mediatica. Per le entità calcistiche – club, leghe, eventi – l’apporto finanziario derivante dalle sponsorizzazioni è spesso carburante essenziale. Questi fondi permettono di coprire una vasta gamma di costi: dalle spese operative quotidiane all’acquisto di attrezzature all’avanguardia, dal miglioramento delle infrastrutture sportive all’organizzazione stessa degli eventi agonistici.

Senza questo flusso economico, molte realtà, soprattutto quelle minori, faticherebbero a sopravvivere e a svilupparsi. Parallelamente, la partnership con uno sponsor noto incrementa la visibilità dell’entità sponsorizzata, aiutandola ad attrarre nuovi tifosi, membri e spettatori.

Dal lato delle aziende sponsor, i vantaggi sono altrettanto significativi. Il calcio offre una visibilità esponenziale, una platea immensa e trasversale difficilmente raggiungibile con altri mezzi. Associare il proprio marchio alla passione, all’impegno, alla dinamicità e ai valori positivi generalmente connessi allo sport (salute, benessere, spirito di squadra) rappresenta un potente strumento di marketing. Inoltre, non va sottovalutato l’aspetto dei benefici fiscali.

In Italia, ad esempio, come evidenziato per le ASD, le spese sostenute per le sponsorizzazioni sportive possono godere di regimi fiscali vantaggiosi, come la deducibilità totale in certi contesti, rendendo l’investimento ancora più appetibile dal punto di vista finanziario.

Strategie efficaci: costruire partnership vincenti nel calcio

Affinché una sponsorizzazione nel calcio sia realmente proficua per entrambe le parti, non basta siglare un accordo. È necessaria una pianificazione strategica oculata. Un elemento cruciale è la scelta di partner che siano realmente allineati ai valori, all’immagine e agli obiettivi dell’entità calcistica. Una partnership “stonata” rischia di essere inefficace o addirittura controproducente. L’autenticità della connessione tra sponsor e sponsee è fondamentale per creare un legame credibile con il pubblico.

In secondo luogo, la sponsorizzazione non dovrebbe vivere isolata, ma essere integrata in un approccio di marketing olistico. Ciò significa combinarla sapientemente con altre iniziative: campagne mirate sui social media per amplificare il messaggio, eventi promozionali collaterali, attivazioni coinvolgenti durante le partite o negli spazi antistanti lo stadio (come stand interattivi, concorsi a premio, distribuzione di gadget). L’obiettivo è creare esperienze memorabili che rafforzino il legame emotivo tra lo sponsor, il club (o l’evento) e la sua tifoseria, trasformando la semplice visibilità in un’interazione significativa.

In definitiva, le sponsorizzazioni nel calcio trascendono la semplice transazione economica. Rappresentano un ingranaggio complesso e multifunzionale, un pilastro strategico che sorregge l’intero ecosistema calcistico. Offrono benefici tangibili in termini economici e di visibilità, ma il loro valore si estende profondamente nella sfera sociale, promuovendo benessere, sostenendo comunità e veicolando valori positivi, pur richiedendo un’attenzione crescente alla responsabilità.

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Audero: “Sto bene, ma poteva andarmi peggio. Al tifoso dell’Inter chiedo solo “perchè?””

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Il portiere della Cremonese Emil Audero si è espresso alla Gazzetta dello Sport in merito a quanto accaduto nell’ultimo match contro l’Inter dove è stato colpito da un petardo

A seguire un estratto dell’intervista

Le parole di Audero

“POTEVA ANDARE PEGGIO”
“Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Ma è tutto molto difficile da digerire. A fine partita, una volta scesa l’adrenalina, il collo mi si è irrigidito. Ora va anche peggio perché l’orecchio fa male e pure la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti per capire se c’è qualche problema, ma insomma… diciamo che poteva andare anche peggio”.

LE SENSAZIONI A CALDO
“Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire molto male”.

“NON SAPEVO PERCHÉ FOSSI LÌ”
“Non mi era mai successo in carriera. Nel secondo tempo ho avvertito un senso di vuoto. La ferita al ginocchio mi faceva male, ma il problema era dentro di me. Un senso di delusione profondo e poca voglia di giocare. Ero in campo, stavo facendo il mio lavoro che amo da morire. Ma intanto i mei pensieri andavano al luogo dello scoppio. Poco più in là e chissà… la mano, il braccio, o anche peggio. Ho pensato: perché sono in campo? Perché sto giocando? La testa e i pensieri giravano a mille. È stata una sensazione bruttissima”.

LA VICINANZA DELL’INTER
“Ho un ottimo rapporto con società e giocatori. Tutti, a cominciare dal presidente, sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni. Erano preoccupati. Nella mia carriera ne ho passate tante. Sono un uomo di campo e quindi volevo proseguire. L’idea di speculare su quello che era successo non fa parte del mio carattere”.

IL MESSAGGIO AL TIFOSO COLPEVOLE
“Gli vorrei chiedere: perché? Qual è il tuo scopo: supportare la tua squadra o fare casino? Perché hai deciso di fare male agli altri e a te stesso? Spiegami il senso di tutto questo…”.

Audero

LAUTARO MARTINEZ E MARCUS THURAM RAMMARICATI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

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La mini-crisi di Pulisic e come l’asso americano può uscirne, per il bene suo e del Milan

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Christian Pulisic sta vivendo una fase apparentemente negativa che, per chi lo conosce, assomiglia in realtà più a una mini-crisi più che a un vero ridimensionamento.

I numeri raccontano un dato semplice e al tempo stesso ingombrante: nel 2026 non ha ancora segnato e nelle ultime uscite è capitato spesso che la sua gara terminasse prima del triplice fischio. In una stagione in cui il Milan è pienamente coinvolto nella corsa Scudetto, ogni dettaglio diventa tema di discussione: forma fisica, gestione dei minuti, lucidità sotto porta, persino il modo in cui l’avversario prepara la partita per disinnescarlo.

Prestazioni di gennaio altalenanti

Il primo nodo è la produzione offensiva dopo il cambio d’anno. Pulisic arrivava da un 2025 chiuso con buone sensazioni, ma gennaio lo ha visto alternare prestazioni utili per intensità, strappi e ripiegamenti a gare più opache, senza però trovare l’episodio del gol che spesso “sblocca” anche la testa. La stampa italiana ha collegato questo periodo a una gestione non semplice sul piano fisico, tra acciacchi e lavoro specifico per tornare al 100%. Si è parlato di fastidi e di un programma mirato per ritrovare brillantezza e precisione negli ultimi metri.

Qui entra in gioco anche la questione della continuità di minutaggio. Se un esterno vive di ritmo, di letture e di timing sull’uno contro uno, è naturale che giochi a fiammate quando non riesce a completare le partite con regolarità. Le statistiche di impiego e la cronaca recente mostrano come, in diverse gare di gennaio, sia stato sostituito oppure utilizzato in modo parziale, proprio mentre il Milan cercava equilibrio e gestione delle energie.

La gestione di Allegri

Con Massimiliano Allegri in panchina, le rotazioni e la gestione dei momenti della partita non sorprendono. È un tecnico che ragiona per controllo, per fasi e per scelte di utilità più che per gerarchie immutabili. Non è un caso che nelle conferenze recenti abbia insistito sul concetto di procedere passo dopo passo in un periodo fitto e delicato.

Questo approccio può produrre due effetti opposti su un giocatore come Pulisic. Da una parte lo protegge, perché se c’è un fastidio o manca esplosività Allegri tende a evitare il rischio di trascinarlo oltre soglia. Dall’altra parte, però, lo priva di quei minuti finali in cui spesso si aprono spazi, le difese si allungano e un esterno rapido può trovare il guizzo decisivo. In pratica, meno minuti possono significare meno occasioni per segnare, e meno gol possono rendere ancora più semplice scegliere la sostituzione. Un circolo che non è drammatico, ma che va interrotto.

Guardando le partite, la sensazione è che Pulisic stia pagando soprattutto una combinazione di fattori. In primo luogo la precisione nell’ultimo gesto: anche quando arriva in zone interessanti, gli manca talvolta la pulizia della giocata, con controlli imperfetti, tiri affrettati o passaggi forzati. In secondo luogo pesa il modo in cui viene affrontato dagli avversari. Quando un esterno diventa centrale nel sistema, le marcature diventano più aggressive, con raddoppi costanti e linee che si orientano su di lui, rendendo più costosa la giocata naturale. Infine c’è la condizione fisica, che non è stata lineare. I recenti stop e fastidi hanno inciso sulla brillantezza e, per un calciatore che basa molto sul cambio di passo e sulla rapidità di esecuzione, anche una minima flessione diventa evidente.

Per la corsa Scudetto serve anche Pulisic al Milan

Il Milan, però, non può permettersi di aspettare troppo a lungo. Il campionato è entrato nella fase in cui i punti pesano doppio e ogni pareggio lascia cicatrici. Il recente 1-1 con la Roma ha rallentato la rincorsa e ha mantenuto il distacco dalla vetta, in un momento in cui il margine di errore si assottiglia.

Quando si è a ridosso della capolista, anche un singolo episodio può cambiare l’inerzia di una stagione. Una partita sbloccata da un inserimento, un rigore procurato, un cross decisivo possono fare la differenza. È per questo che la mini-crisi di Pulisic diventa un tema collettivo: non riguarda solo lui, ma l’efficacia complessiva della catena di destra, la qualità delle transizioni e la capacità del Milan di trasformare il possesso in occasioni pulite.

In questo clima è inevitabile che attorno alla lotta Scudetto cresca un racconto fatto di aspettative, percentuali e scenari. Lo si vede nei commenti televisivi e nelle analisi che citano oscillazioni di valutazioni e previsioni, spesso riportate anche da bookmakers online di quote sportive come DomusBet come termometro esterno dell’umore del campionato. Il Milan è certamente considerato ancora in corsa ma, d’ora in poi, la squadra di Allegri potrà sbagliare pochissimo.

Come uscire dalla mini-crisi

La via d’uscita è più pragmatica che psicologica. Serve innanzitutto ritrovare continuità atletica: se i fastidi sono alle spalle, è fondamentale una sequenza di partite con carichi progressivi ma stabili. Allo stesso tempo può aiutare semplificare le scelte, perché nei momenti di difficoltà spesso funziona tornare a poche giocate base prima di cercare la soluzione brillante. Infine Allegri può lavorare sul contesto tattico, disegnando per lui situazioni favorevoli, come l’alternanza tra fascia e mezze posizioni o catene di gioco che gli permettano di ricevere senza il raddoppio immediato.

La buona notizia per il Milan è che una mini-crisi di questo tipo è reversibile in fretta. Basta un gol magari non spettacolare, un assist pesante o una partita in cui torna a saltare l’uomo con naturalezza. Quando succede, spesso cambia anche tutto il resto: i minuti in campo, la fiducia e soprattutto la sensazione che la squadra abbia di nuovo un’arma in più nella corsa al titolo.

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Le interviste

Principe Filiberto: “Allegri-Milan? Amo il bel calcio. Su Spalletti..”

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filiberto

Emanuele Filiberto di Savoia in perfetta forma nelle Marche, carico e determinato: “Spalletti uomo giusto per la Juve, sicuramente. Allegri? A me piace il calcio bello in generale”. Emanuele Filiberto di Savoia grande protagonista ieri a Loreto, nelle Marche a due passi dalla splendida Riviera del Conero. Una toccante Santa Messa in suffragio di S.A.R. Vittorio Emanuele  di Savoia (scomparso nel 2024) nella Basilica della Santa Casa. Ebbene sì, la bella città di Loreto ha accolto un ospite d’eccezione in una delle location spirituali e culturali più iconiche del Bel Paese.

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E IL GRANDE AMORE PER LA JUVENTUS: SUOI COMMENTI E PRONOSTICI SERIE A 2025/2026

Un appuntamento che ha senz’altro unito in queste ore memoria, tradizione e forte simbolismo religioso, richiamando l’attenzione di fedeli, curiosi e appassionati di storia sabauda. Lo abbiamo incontrato proprio davanti alla favolosa Basilica di Loreto per una chiacchierata informale a tutto campo, ricca di spunti calcistici.

Il Principe, sorridente e disponibile, ha parlato della sua passione per la Juventus, del futuro della Serie A e di alcuni protagonisti del nostro calcio e della Nazionale, senza però rinunciare al suo stile: diretto, spontaneo, sintetico ma al tempo stesso molto schietto, a tratti pungente. Insomma, un Principe senza peli sulla lingua, prudente sui pronostici ma attento osservatore del calcio italiano.

PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO SU SERIE A 2026 E MONDIALI 2026: “GASPERINI TRA I MIGLIORI? LO DITE VOI. ROBERTO MANCINI? SAREBBE BELLO RIVEDERLO IN SERIE A. SU GATTUSO…”

Ecco cosa ha detto il Principe, grande tifoso Juventus, Emanuele Filiberto di Savoia in esclusiva ai nostri microfoni.

Principe, partiamo dal tema più caldo: i pronostici. Chi vede favorita quest’anno per lo scudetto?

“Io odio fare dei pronostici. Non mi piace sbilanciarmi, soprattutto quando si parla di calcio. È uno sport imprevedibile”.

Lei ha sempre dichiarato il suo amore per la Juventus. Conferma?

“Assolutamente sì. Sono sempre stato tifoso della Juventus, è la mia squadra del cuore. Speriamo sia una stagione positiva”

Dopo la partenza di Tudor… Spalletti è l’uomo giusto per la Juve?

“Sì, è la persona giusta per la Juventus. Il giusto profilo in panchina. Scudetto? Ripeto, assolutamente non stilo alcun pronostico”.

Come vede l’Inter di Chivu?

“Non mi sbilancio, lo ribadisco (sorriso a trentadue denti, ndr). Ma l’Inter è forte sicuramente…”

Le piace il Milan e il gioco di Allegri?

“Allegri? A me piace il calcio bello… (ride, ndr)”.

Gattuso in Nazionale: un tecnico che la convince?

“Uomo di carattere. Speriamo bene per il cammino azzurro verso i Mondiali”.

“IL SAVOIA IN SERIE A? PRIMA INIZIAMO DALLA SERIE C…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA SINCERO DI FILIBERTO

Roby Mancini ci ha regalato la gioia degli Europei.. lo rivedrebbe bene in Serie A?

“Sarebbe bello, sicuramente…”

Gasperini della Roma è uno dei migliori allenatori italiani?

“No. Perché dite così?”

Secondo noi sì. Gioca bene a calcio, è uno dei migliori” “Questo lo dite voi… (altro sorriso sincero, ndr)”

Il suo Savoia in Serie A: lo aspettiamo presto…

“No (sorriso scaramantico, ndr). Prima iniziamo dalla Serie C l’anno prossimo…

In bocca al lupo allora Principe… “Speriamo, Crepi il lupo…”

Grazie per la disponibilità e professionalità… “Grazie a voi”.

Principe Filiberto Marche
tifoso Juventus intervistato da Daniele Bartocci, giornalista, a Loreto
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